28 anni dopo: il tempio delle ossa – Recensione

Il ritorno della saga

28 anni dopo: il tempio delle ossa - Recensione

Il franchise creato da Danny Boyle e Alex Garland torna al cinema con il secondo capitolo della nuova trilogia. Il risultato? Gasa e molto!

28 anni dopo: il tempio delle ossa – La nostra recensione

Lo scorso giugno è arrivato nelle sale 28 anni dopo, nuovo titolo del franchise, iniziato a inizio millennio con 28 giorni dopo. Come nel 2002, Danny Boyle ha diretto il film. Alex Garland, diventato nel frattempo un regista di culto, ha scritto la sceneggiatura.

Tra le due pellicole, c’è stato un sequel, 28 settimane (2007)  dopo che vedeva i due coinvolti solamente nella produzione. Troppi progetti e impegni hanno tenuto Boyle e Garland lontani dalla loro “creatura”. Nei primi anni Venti, finalmente l’annuncio: il team creativo originale si occuperà di 28 anni dopo, il primo titolo di una trilogia sulla saga degli infetti

Se la presenza alla regia di Boyle è prevista per il primo  e – stando alle fonti del web – nel terzo capitolo della trilogia, Garland è confermato alla scrittura di tutti e tre gli episodi.

Lo scorso anno 28 anni dopo è stato un successo: a fronte di un budget di 60 milioni di dollari, il film ne incassa più di 150, recuperando i costi di produzione solamente nel primo weekend. La trama del film bilancia bene gli aspetti del survival horror con elementi più drammatici legati a storie familiari. Il film è disponibile su Prime Video.

Emergono tre nuove figure, centrali per la nuova trilogia: 

  • Spike (Alphie Williams), ragazzino coraggioso, leale e ottimo arciere. L’epidemia e le vicende familiari lo renderanno un giovane uomo.
  • Il Dottor Ian Kelson (Ralph Fiennes), un medico fuori dagli schemi, colto, generoso, amante della propria professione. Prova compassione anche per gli infetti e costruisce un enorme ossario dove rendere omaggio a tutte le vittime dell’epidemia.
  • Samson (Chi Lewis- Parry), un alpha, ossia un infetto che dimostra tratti emotivi più sviluppati e una forza fisica maggiore degli altri infettati. 

Il Tempio delle Ossa riprende esattamente dove si era concluso il primo capitolo. Alla regia c’è Nia DaCosta, molto apprezzata per il lavoro su Candyman (2021).

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Spike aveva incontrato Jimmy Crystal (un ottimo Jack O’ Connell) e la sua banda, i Jimmies. Tutti i componenti sono infatti obbligati a chiamarsi come il loro violento e psicopatico leader. I Jimmies sono un gruppo di satanisti che si diverte a torturare persone, commettere omicidi e ogni forma di violenza; Crystal sostiene che tutto ciò che ordina ai suoi scagnozzi di eseguire non è per la sua volontà ma è una richiesta che arriva direttamente dal Grande Caprone, ossia Satana. Il giovane dice di esserne il figlio. 

Spike vorrebbe fuggire e trova un’alleata in una ragazza del gruppo. Inconsapevolmente, Keison viene coinvolto in questa escalation di follia. 

Il medico, nel frattempo, continua a prendersi cura del suo Ossario, intrattenendosi con l’ascolto dei suoi vinili, dai Radiohead agli Iron Maiden, passando per i Duran Duran e leggendo libri. La sua solitudine è attenuata dal rapporto che sta costruendo con l’alpha Samson. Il medico vedi in lui dei tratti umani e una ricerca di pace che lo rende molto più simile ai non infetti.

Il film è ricco di colpi di scena fino all’ultimo minuto, quando appare – ehi, non è spoiler, è segnato sulla locandina! – Jim (Cillian Murphy), protagonista di 28 giorni dopo. Allo stesso tempo, colpisce come DaCosta abbia scelto di dare più spazio agli aspetti psicologici derivanti dalla violenza causata dall’epidemia;  la sua regia – citando  le parole del cast – è molto legata alla mimica facciale, alle pause, ad aspetti di lentezza che spesso Boyle sacrifica per dare maggior spazio al ritmo narrativo.

Garland dona sempre più spessore ai personaggi, ulteriormente caratterizzati dalla bravura del cast. Fiennes ha già dato prova nel corso della sua carriera di essere un attore eclettico,il suo Kelson è già un personaggio cult.

Il direttore della fotografia è Sean Bobbitt (Hunger, Shame, Judas & the Black Messiah). Colpisce, il contrasto cromatico tra i colori caldi delle scene ambientate nel tempio di Kelson e il blu freddo delle altre ambientazioni.
Ottima è anche la colonna sonora, sia per quanto riguarda la selezione dei pezzi rock/metal sia per i brani originali, affidati alla grande Hildur Guðnadóttir, già Premio Oscar per la soundtrack di Joker. La ritroveremo ne La Sposa, film diretto da Maggie Gyllenhaal sulla compagna del mostro di Frankenstein.

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Informazioni su Mauro Orsi 203 Articoli

Lettore compulsivo, appassionato di cinema e musica. Ama le storie: raccontate, vissute, disegnate, cantate, scritte o sognate. Insomma di tutto, un po'(p).

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