Odissea – Recensione

L'epica di Omero secondo Nolan

Odissea - Recensione

Christopher Nolan alza ulteriormente l’asticella e, dopo Oppenheimer, ci regala una sua versione del ritorno a Itaca di Ulisse imponente e moderna, senza tradire il poema omerico.

Odissea – La nostra recensione

Diamo un po’ di numeri e dati su Christopher Nolan: una filmografia che ha incassato più di 6 miliardi di dollari al botteghino globale e ricevuto 18 Oscar su 49 nomination. Nel 2023, solamente Oppenheimer ha incassato quasi 1 miliardo di dollari in tutto il mondo e ha vinto sette Premi Oscar, inclusi quelli per la miglior regia e come miglior film.

Un blockbuster monumentale, visivamente perfetto, sostenuto da una narrazione solida e da prove attoriali di altissimo livello.

Come ripartire dopo questo trionfo? Decidendo di portare sul grande schermo – e sappiamo quanto il regista britannico ci tenga al passaggio in sala delle proprie produzioni – la propria versione dell’Odissea di Omero, girando l’intero film con cineprese IMAX. La difficoltà più importante nel girare in questo formato risiedeva nel rumore dei macchinari: diventava difficile filmare scene di dialogo in primo piano perché gli attori dovevano quasi urlare per farsi sentire al di sopra del suono della cinepresa. Ai tempi di Tenet, Nolan e il suo team sperimentarono il blimp, un involucro grande e pesante che copriva la macchina da presa senza però riuscire a isolare del tutto il rumore.

Sei anni dopo, l’impresa è riuscita. Il lavoro a stretto contatto con IMAX ha permesso di sviluppare una camera di nuova generazione, nota come The Keighley, chiamata così in onore di David Keighley, ex Chief Quality Officer di IMAX, scomparso da poco. Si tratta di una cinepresa incapsulata che ha permesso finalmente a Nolan di girare il primo film della storia totalmente in questo formato.

Per L’Odissea, Christopher Nolan ha confermato buona parte delle collaborazioni già sperimentate con Oppenheimer. Oltre allo storico direttore della fotografia Hoyte van Hoytema (Premio Oscar 2023, alla quinta collaborazione con Nolan), ritroviamo Ruth de Jong alla scenografia, Ellen Mirojnick ai costumi e il sempre ottimo Ludwig Göransson alla colonna sonora, vincitore di ben tre Premi Oscar, l’ultimo con I Peccatori di Ryan Coogler.

Anche nel cast ritroviamo molti volti già al lavoro con il regista, a partire da Matt Damon, Anne Hathaway (straordinaria) e Robert Pattinson, rispettivamente nei panni di Ulisse, Penelope e del malvagio Antinoo, uno dei Proci pronto a insidiare il trono e la sposa del re di Itaca. Il Dream Team a disposizione del regista non si ferma qui: ecco anche Tom Holland (Telemaco), Zendaya (Atena), Charlize Theron (Calipso), Jon Bernthal (Menelao), Elliot Page (Sinone, già con il regista in Inception), Lupita Nyong’o (nel doppio, suggestivo ruolo delle sorelle Elena e Clitemnestra) e Mia Goth (Melanto). Nota di merito, per le loro splendide performance, a John Leguizamo e Samantha Morton, rispettivamente nei panni di Eumeo, l’umile porcaro fedele a Ulisse, e della maga Circe. Quest’ultima, in particolare, è una figura davvero interessante per come è stata sviluppata la sua capacità di trasformare gli esseri umani in animali… ma niente spoiler.

La sceneggiatura del film è anche in questa occasione dello stesso Nolan, che fa un ottimo lavoro riuscendo a mettere a fuoco aspetti culturali dell’antica civiltà greca come lo xenia (l’ospitalità) e il nostos (il ritorno a casa). Per quanto riguarda l’ospitalità, nella pellicola si fa riferimento alla sacra legge di Zeus Xenios, una norma non scritta che regola i comportamenti sociali tra estranei. L’ospite – che spesso coincide con lo straniero – deve essere accolto, sfamato e accudito. I Proci, approfittando dell’assenza di Ulisse, violano sistematicamente questo dogma occupando il palazzo reale di Itaca – ricostruito per l’occasione sull’Isola di Favignana – in attesa che Penelope scelga un promesso sposo.

Ben più profondo e sofferto è il ritorno a casa (nostos) di Ulisse. Dopo aver espugnato la città di Troia con il celebre inganno del cavallo, l’eroe greco dovrà affrontare un lungo e tortuoso percorso prima di rientrare a Itaca. Nel decennio del viaggio, Ulisse perderà tutti gli uomini del suo esercito, sfiderà le divinità, scenderà fino all’Ade per ritrovare la rotta per Itaca ma, soprattutto, per ritrovare se stesso.
L’Ulisse di Nolan assomiglia a molti dei protagonisti della sua filmografia: è un uomo arguto, forte, ambizioso ma allo stesso tempo ambiguo, egoista e imprigionato nelle conseguenze delle proprie azioni.
Come nel testo omerico, il racconto è ricco di flashback. Particolarmente toccanti sono i momenti in cui Ulisse ripensa alla caduta di Troia, alla perdita dei compagni, alla disumanità delle azioni compiute sulla popolazione civile durante il conflitto e ad alcune scelte scellerate prese durante il viaggio di ritorno. Cosa spinge un uomo a voler addirittura sfidare gli dei prima ancora degli uomini? Neanche il “magico” soggiorno sull’isola di Calipso riesce a lenire il cuore di Ulisse.

Parallelamente al viaggio del padre, c’è quello di Telemaco, che si reca dal re Menelao e da Elena per avere notizie del genitore. Il personaggio interpretato da Tom Holland è estremamente sfaccettato: il giovane principe di Itaca è pronto a difendere l’onore della madre e del suo regno, ma allo stesso tempo mostra la sua fragilità di figlio che non ha mai potuto conoscere davvero suo padre, lontano da casa da quasi vent’anni. Ciò che Telemaco sa di Ulisse lo ha imparato dal canto dell’aedo (a proposito, lo avete riconosciuto?).

Tra le due figure maschili emerge Penelope, interpretata da una straordinaria Anne Hathaway. Una donna saggia e paziente, in bilico tra la disperazione per la probabile morte del consorte e la flebile speranza di un suo ritorno. Davvero commovente la scena in cui la regina comprende che l’umile mendicante con cui sta parlando è in realtà suo marito. Il miglior personaggio femminile della filmografia di Nolan? Non lo escludiamo.

Lo ha detto subito Christopher Nolan: prima guardate il film, poi esprimete la vostra opinione. Noi lo abbiamo fatto e siamo rimasti davvero entusiasti. 

Odissea è un blockbuster monumentale, visivamente perfetto, sostenuto da una narrazione solida e da prove attoriali di altissimo livello. Temi e personaggi universali cantati da Omero riescono ancora oggi a parlare al pubblico contemporaneo di valori importanti come il coraggio, la lealtà e l’accoglienza, senza tralasciare la spettacolarità e l’introspezione psicologica. Ci si esalta di fronte alle grandi sequenze in mare aperto, ci si commuove assistendo all’ultimo saluto tra Ulisse e il cane Argo, e si riflette ascoltando un vecchio e stanco Ulisse raccontare i drammi e le ingiustizie della guerra nel suo intimo confronto con Penelope e la dea Atena.

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Informazioni su Mauro Orsi 212 Articoli

Lettore compulsivo, appassionato di cinema e musica. Ama le storie: raccontate, vissute, disegnate, cantate, scritte o sognate. Insomma di tutto, un po'(p).

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