
C’è un momento preciso, mentre si sfogliano le prime pagine di Il Crocevia dei corvi, in cui si avverte un brivido familiare. Non è il freddo del Kaer Morhen, né il timore reverenziale davanti a un Leshen ma la sensazione di essere tornati a casa. Dopo anni di attesa, traduzioni cross-mediali tra serie TV chiacchierate e videogiochi leggendari, Andrzej Sapkowski riprende in mano la penna per ricordarci una verità fondamentale: il Continente appartiene a lui.

L’Angolo del Lettore – Il Crocevia dei Corvi
Dimenticate il lupo solitario stanco e cinico della Saga principale o il protettore paterno di Ciri. In Il Crocevia dei corvi (ringraziamo Editrice Nord per la copia review, ndr), Sapkowski ci porta indietro nel tempo, ai primi passi dello strigo Geralt di Rivia dopo aver lasciato il castello di Kaer Morhen. Siamo di fronte a un witcher giovane, equipaggiato con i suoi iconici medaglioni e le spade d’argento e d’acciaio ma ancora privo di quella corazza emotiva che lo renderà il mutante che tutti conosciamo. Che abbiate già letto qualcosa della saga o che siate dei neofiti, qui potrete comunque trovare pane per i vostri denti.
Il “Crocevia” del titolo non è solo un luogo fisico ma un simbolo delle scelte morali che il nostro protagonista deve compiere per diventare ciò che sarà.
La trama si dipana attraverso una serie di eventi che portano Geralt a confrontarsi con la cruda realtà del mondo esterno: un mondo dove i mostri non sempre hanno zanne e artigli e dove la neutralità dello strigo viene messa alla prova fin da subito. La forza di questo libro risiede interamente nella scrittura di Sapkowski. Lo scrittore polacco non ha perso lo smalto: il suo stile è intriso di un’ironia amara e di dialoghi serrati, dove il non detto conta quanto le parole urlate.
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Non sarebbe un libro di The Witcher senza l’intricata rete di intrighi politici e il ricco folklore. Sapkowski popola il viaggio di Geralt con figure secondarie memorabili, ognuna con un’agenda nascosta. Il “Crocevia” del titolo non è solo un luogo fisico ma un simbolo delle scelte morali che il nostro protagonista deve compiere per diventare ciò che sarà.
Il Crocevia dei corvi è un regalo per i fan. Non cerca di reinventare la ruota ma di ricordarci perché quella ruota ha iniziato a girare. È un romanzo che profuma di avventura. Se siete orfani delle atmosfere dei primi libri, questo prequel saprà colmare il vuoto. Sapkowski dimostra che, nonostante le interpretazioni di Netflix o CD Projekt Red, la voce definitiva sullo Strigo rimane la sua: cinica, poetica e assolutamente indispensabile.
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