
La figura di Rasputin è delle più misteriose e affascinanti che il passato ha portato fino a noi e ora, grazie a Lorenzo de’ Medici Press, possiamo conoscerne lati nascosti con l’opera Il Ministro del male di William Le Queux.

L’angolo del lettore – Il Ministro del male
Il Ministro del male è una sorta di viaggio letterario che ha il sapore di un thriller storico e le sfumature di una spy story. Il protagonista? Un nome che evoca mistero, potere e dissolutezza: Grigorij Efimovič Rasputin. Il libro, tradotto per la prima volta in Italia da Lorenzo de’ Medici Press, porta la firma di un autore che di misteri e intrighi ne ha fatto il suo pane quotidiano: William Le Queux. “Il Ministro del Male” non è una biografia accademica ma un ritratto crudo e avvincente di Rasputin, scritto nel 1920, poco dopo gli eventi che hanno scosso la Russia. Qui forse si potrebbe aprire una piccola parentesi “politica” sulla scelta di pubblicare questo libro proprio in quel periodo e proprio dopo gli eventi che cambiarono il paese sovietico… ma torniamo all’opera e concentriamoci su Feodor Rajevski, forse il vero protagonista di questo scritto.
L’autore racconta infatti le vicende attraverso gli occhi e le parole di Feodor Rajevski, segretario personale e scrittore di Rasputin, catapultandoci direttamente all’interno della vita del “santo”: un mistico che si proclamava inviato di Dio, un guaritore con poteri di suggestione tali da lenire le sofferenze della famiglia reale, un pervertito che usava il suo ascendente per indulgere in eccessi ma soprattutto un uomo che, con la sua astuzia e il suo carisma ipnotico, è riuscito a infilarsi nelle stanze del potere più intime, influenzando le decisioni della zarina Aleksandra e, di conseguenza, il destino di un intero impero.
Tracce storiche su Feodor Rajevski non ce ne sono ed è proprio qui che si snoda la grande abilità di scrittura di Le Queux, capace di miscelare storia (i fatti storici riportati e decritti sono tutti documentabili) e possibile fantasia: al lettore la scelta di dove tracciare il confine con la realtà.
Il libro ci porta dentro i palazzi sfarzosi ma anche tra la gente comune, descrivendo la disperazione e la rabbia che covavano in quegli anni nella Russia zarista, segno chiarissimo di un paese pronto a esplodere in una rivoluzione sanguinosa. Rasputin diventa così il simbolo di una casta nobiliare corrotta e di un potere che si stava sgretolando dall’interno. Sembra proprio questa l’intenzione che si riesce a intravedere tra le pagine dell’opera: mettere in guarda un paese (soprattutto l’Inghilterra dove il libro spopolò sin dall’uscita) sulla Russia, svelandone segreti, malumori, malesseri e congiure.
La forza del libro sta nel modo in cui Le Queux tratteggia il contesto: la Russia zarista sull’orlo del baratro. L’autore ci regala una narrazione serrata, riportando di fatto gli scritti del segretario Rajevski, volenteroso una volta per tutte a fare luce sulla figura di Rasputin e riuscendo, allo stesso tempo, ad alimentare la curiosità e quell’alone di mistero attorno al santone, la cui influenza sullo zar ha probabilmente cambiato il destino di un paese.
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