
In La maledizione dei Löwensköld, Selma Lagerlöf ci porta in una favola dai toni rocamboleschi, perfetta per evadere e immergersi completamente nella lettura. Se in L’anello rubato, l’autrice sfrutta il topos dell’anello per creare un romanzo gotico, qui l’anello diventa il pretesto per parlare di amore, incomprensioni, devozione e rivalsa.
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L’angolo del lettore – La maledizione dei Löwensköld
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La storia racconta infatti di Charlotte, da tempo fidanzata all’affascinante vicario Karl-Artur. Nonostante le pressioni della famiglia, il giovane vorrebbe vivere in povertà per seguire il cammino di Dio. Un giorno, dopo un diverbio, getta a terra l’anello di fidanzamento datogli dalla ragazza, dando il via ad una serie di incomprensioni che metteranno a dura prova la protagonista.
Tanto Karl-Artur quanto le malelingue del paese si convincono, infatti, che Charlotte sia una fredda calcolatrice e che, in realtà, abbia provocato il ragazzo per liberarsi di lui ed unirsi ad un ricco proprietario della zona. La premessa è piuttosto semplice ma, come nella vita vera, le incomprensioni possono creare molti dissidi.
Da qui inizia una storia fatta di malintesi, pettegolezzi e gelosia. Una vera commedia degli equivoci dal sapore un po’ drammatico, che trascina subito nella storia. Più volte mi sono fermata a commentare le azioni dei personaggi. Mi sentivo così vicina a loro e non potevo, semplicemente, concepire le loro scelte! Insomma, Selma sa come coinvolgere, e sa farlo davvero bene.
Il testo poi fa riflettere molto sul peso delle parole. Certo, la cornice è scherzosa, ma Charlotte si trova in un dramma vero per colpa di parole dette con leggerezza. Ne emerge una riflessione su temi sempre attuali e per nulla scontati.
Vediamo personaggi con un forte spirito di sacrificio, disposti a lavorare duramente. Ma anche altri che si nascondono dietro le belle parole per manipolare gli eventi a loro vantaggio. È un testo che parla di invidia e ipocrisia in modo tagliente, ma con tatto: non è mai didascalico. Per esempio, Karl-Artur è un grande spunto di riflessione. Le sue scelte sono davvero in linea con il credo che vorrebbe seguire? Siamo così sicuri che i peccati siano semplici da identificare? In una lotta contro tentazioni mondane quali balli e feste, il vicario non perde forse i riferimenti della vera morale cristiana?
Una storia che mescola bontà d’animo e vendetta, in cui la protagonista riuscirà ad avere una sua rivalsa.
Certo, forse la rivalsa di Charlotte non è quella che si aspettava, ma le farà scoprire il potere salvifico dell’amore. In un crescendo di malintesi, assieme ai protagonisti, siamo portati a riflettere sulle varie declinazioni dell’amore. Lo vedremo messo in crisi, consumarsi e, sul finire, forse persino rinascere. Dall’altro canto, la nostra eroina capirà che la maledizione che attanaglia la sua famiglia è forse molto meno soprannaturale e più concreta di quanto pensasse.
E a Charlotte, fidatevi, ci si affeziona. Ha un carattere burbero, non è dolce, ci viene dipinta anche un po’ aspra e spigolosa all’inizio. Eppure, ci si trova a fare il tifo per lei. E non solo perché è afflitta dalla malasorte, ma proprio per come reagisce. Infatti, è una donna forte. Certo, ama Karl-Artur e ha un forte spirito di abnegazione, ma sa anche quando imporsi e alzare la voce. È un’eroina che mi ha ricordato un po’ quelle di Jane Austen e, se avete amato Elizabeth Bennet, amerete anche lei e questa storia.
Ringrazio Iperborea per la copia review e vi auguro buona lettura!

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