
Ringrazio Edizioni e/o per avermi dato modo di leggere Le sorelle in giallo, ultimo romanzo pubblicato in Italia di Mieko Kawakami. Ammetto di essere di parte, perché parliamo di una delle mie scrittrici giapponesi contemporanee preferite. Detto questo, credo che Le sorelle in giallo meriti di essere letto, vuoi per approcciarsi alle voci femminili del Giappone odierno, vuoi per esplorare temi sociali e politici.

L’Angolo del lettore – Le sorelle in giallo
L’autrice è infatti nota per parlare spesso di disuguaglianze sociali, povertà, criminalità sommersa e giovanile, femminismo e patriarcato. E ne Le sorelle in giallo si possono ritrovare tutti questi temi, sullo sfondo di una Tokyo che, sul finire degli anni ’90, si affaccia al nuovo millennio.
Un viaggio tra le pieghe dell’animo umano e la vita notturna di Tokyo negli anni ’90
La protagonista della storia è Hana, una giovane donna che, trovato un articolo di giornale sul web, inizia a ripensare a un periodo della sua adolescenza e, man mano, lo ricostruisce attraverso i ricordi.
Veniamo così a sapere che la ragazza proviene da una famiglia estremamente povera, con una madre poco attenta e presente ai suoi bisogni. Cresciuta in una situazione di marginalità sociale, Hana ha subito bullismo fin da piccola e si è costruita una corazza. Le cose cambiano quando nella sua vita compare misteriosamente una donna di nome Kimiko — n.d.r. il primo kanji del nome della donna è quello di “giallo”.
La donna darà ad Hana un barlume di speranza. La loro relazione diventerà infatti un surrogato del rapporto mancato con la madre. Le due finiranno per scappare e vivere insieme e la protagonista sarà coinvolta nella gestione di uno snack bar.
Kimiko e il “suo” giallo saranno simbolo di ottimismo, fino a diventare quasi un’ossessione per la ragazza: un’ancora simbolica di prosperità e speranza.
Attraverso il lavoro, Hana cercherà un suo riscatto sociale, conoscerà delle amiche e troverà un equilibrio. Questo idillio è però destinato ad avere vita breve. Dopo la distruzione del locale, Hana è costretta a rivolgersi alla criminalità organizzata per sopravvivere. Noi stessi saremo trascinati alla scoperta della yakuza e della Tokyo criminale degli anni ’90.
Questa discesa però non sarà solo psicologica. La ragazza diventerà sempre più ossessionata dai soldi, idealizzati come unico obiettivo della vita, fino a scendere in una spirale di follia.
Più si addentra nel mondo della Yakuza, più la protagonista perde il contatto con la realtà.
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In questo viaggio dalle tinte sempre più torbide, Kawakami ci fa scoprire un lato del Giappone che spesso non viene raccontato: la prostituzione minorile, la povertà e la violenza nelle relazioni. Le ragazze costrette a vendere il proprio corpo e ad accettare lavori rischiosi e illegali, perché impossibilitate a far parte della società. Ed è proprio questo il trauma centrale di Hana: non riuscire a integrarsi. Nonostante ce la metta tutta, rimane sempre tagliata fuori. Diventa così simbolo di una fetta della popolazione che conduce un’esistenza parallela, al di fuori delle norme sociali dominanti.
Ma Hana ci mostra anche le difficoltà di essere una donna in una società profondamente patriarcale, in cui il controllo del corpo è dato per scontato. Attraverso l’incontro con personaggi secondari e varie riflessioni, la protagonista sottolinea l’importanza dell’indipendenza.
L’amaro in bocca e l’ossessione per la normalità che non può raggiungere la porteranno a rimanere completamente sola, tanto da aggrapparsi a una menzogna per sopravvivere.
Qual era il rapporto con le amiche e con Kimiko? C’era davvero felicità oppure era solo una costruzione idealizzata? E soprattutto, Kawakami ci porta a riflettere sui rapporti di potere nelle relazioni: chi è la vittima, l’adulta o le ragazze? E chi il carnefice?
In una spirale simbolica di incubi, la protagonista è sempre più possessiva e tossica nei confronti delle amiche. Ci viene mostrato il suo lato peggiore, non è mai addolcita gratuitamente. Eppure, possiamo veramente darle la colpa di quanto sta succedendo? Non è forse la società ad averle imposto questo ruolo?
Solo dopo anni, si ricorderà di quanto è realmente accaduto. Una chiosa finale che ci fa riflettere sul potere della suggestione, sulla labilità dei ricordi e sull’impatto che le nostre memorie possono avere sulle vite altrui. Una conclusione che ribadisce quanto possa essere difficile non annegare in una società cieca ai gruppi marginali e ai loro bisogni.
Per concludere, Le sorelle in giallo è un viaggio tra le pieghe dell’animo umano e la vita notturna di Tokyo negli anni ’90, in cui seguiamo un’antieroina senza mediazioni, riflettendo su valori e temi importanti. Una lettura che non posso che consigliare vivamente.
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