
I racconti della Bestia, con introduzione di Steve Sylvester, cantante e fondatore dei Death SS, è la quarta uscita della collana La Biblioteca di Lovecraft, la collana di Agenzia Alcatraz a tema weird, horror e soprannaturale, con l’obiettivo di recuperare volumi dimenticati, proporre racconti e romanzi inediti e, ovviamente, opere di autori legati al mondo del Maestro di Providence: H.P. Lovecraft.

I racconti della Bestia
Il volume offre uno sguardo inedito su Aleister Crowley: dodici suoi racconti, alcuni dei quali pubblicati per la prima volta in italiano, svelano il celebre esoterista britannico per il narratore visionario che seppe essere. Incompreso o volontariamente tralasciato per via della sua fama, le sue storie mostrano un lato inedito ai più, in tutta la loro verve anarchica, alternando in un folle viaggio onirico parabole ermetiche a vivide schegge di orrore naïf, e spaziando in modo camaleontico tra registri, linguaggi e ritmi. Come impartito proprio dalla prima legge di Thelema, «Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge» sembra esserne la scintilla vitale. Forse un pugno di diamanti grezzi, sicuramente una (ri) scoperta necessaria che trascende i limiti della stravaganza da gabinetto delle curiosità. Tradotta da Luca Baldoni e introdotta da Steve Sylvester, cantante e fondatore dei Death SS, questa prima antologia italiana di Crowley, in una edizione arricchita da due nuovi racconti, pone la parola “fine” all’irragionevole oblio cui ha dovuto soggiacere la narrativa dell’autoproclamata “Bestia 666”.
Dall’introduzione: «Si è parlato e si continua a parlare spesso di Aleister Crowley, personaggio controverso e discusso, una figura enigmatica, ambigua e affascinante su cui si possono leggere e sentire i pareri più contrastanti. Fu un praticante di magia, un occultista, uno scrittore, un poeta, un pittore, un alpinista e persino un agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica. La sua figura ha generato e continuerà a generare sempre pareri contrastanti, nel bene e nel male. Di sicuro però non può lasciare mai indifferenti. Anche nell’ambiente musicale, da ragazzino, ne avevo sentito parlare in più occasioni. Dalla copertina dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles a citazioni nelle interviste a Jimmy Page dei Led Zeppelin, sulle pagine di vecchie riviste musicali. Era una figura ricorrente che mi aveva sempre incuriosito. Poi, quando intrapresi un mio percorso di approfondimento sulle tematiche legate all’occultismo, diventò fatale il mio incontro con le opere de “l’uomo più malvagio del mondo”, come venne definito dalla stampa dell’epoca, lasciandomene coinvolgere tanto da divenire io stesso un membro dell’Ordo Templi Orientis e dedicare un album della mia band alla sua “Legge di Thelema”. Ma non sono certo l’unico artista in campo musicale ad aver subito il fascino del Master Therion. Basti pensare, su tutti, al celebre singolo che lanciò la carriera solista di Ozzy Osbourne nel 1980, intitolato appunto ‘Mr. Crowley’, fino ad arrivare a Chemical Wedding, film del 2008 sceneggiato da Bruce Dickinson degli Iron Maiden, un bizzarro science fiction horror dove lo spirito del mago si reincarna cinquant’anni dopo la sua morte. In Italia Crowley è conosciuto principalmente per il suo libro più ostico e discusso, quel Magick dove egli riversò tutte le sue cognizioni e il suo sapere sulla magia del piano astrale, un vero sistema di occultismo pratico sviluppato durante un’intera vita di studi e folli sperimentazioni, ma va ricordato che egli fu soprattutto uomo di profonda cultura, autore di numerosissimi racconti, la maggior parte dei quali ancora sconosciuti al grande pubblico.»
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