
Chincaglierie, strafanicci, rimasugli, anticaglie e paccottiglie: inutili cineserie che Paolo Morelli ha accumulato nel tempo di anni allenando sé stesso alla transitorietà, a una salvifica filosofia dell’impermanenza rintracciabile per lo più nel pensiero orientale. Italo Svevo Edizioni annuncia il libro Cineserie. Un allenamento all’inutile.

Cineserie
A guardar bene tanto inutili non sono, almeno non nel senso che noi occidentali diamo al termine: al contrario costituiscono la trama di una strategia che potrebbe liberarci dall’illusione di essere separati dal resto del mondo, unici e migliori.
Ma per un cambiamento di rotta occorre dedicarsi a esercizi quotidiani. L’autore ce ne propone sei, già un buon numero per cominciare, percorrendo vie che ci fanno incontrare maestri e pensatori come Zhuang Zi, Lao Zi, Lie Zi, Leopardi, Wittgenstein, anche attraverso personalissime tradu(i)zioni in romanesco che avvicinano con spavalderia due mondi apparentemente inconciliabili, suggerendo una comunanza, di pensiero e di lingua addirittura, e tentando di raggiungere l’equilibrio del Dao.
Nell’animo cinese convivono insomma, e alla grande, caratteristiche per noi contraddittorie e insopportabili nella loro contiguità. Possiamo azzardare a dire che in esso coesistono, ma proprio allo stesso tempo, una estrema eleganza e raffinatezza assieme a una forza che pare intoccata e non intossicata dalla civiltà, forza che in quel caso può essere anche letta come brutalità e ferocia assai poco artefatte. Vitale e affascinante, primordiale e ammaliante, qualità che prese insieme rendono la nazione cinese inaffrontabile.

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