
Canicola pubblica una nuova edizione del capolavoro di Tsuge, caposaldo della letteratura orientale.



L’uomo senza talento – La nostra recensione
Nel 2000 i Radiohead pubblicano Kid A, uno degli album più sorprendenti e allo stesso divisivi del XXI secolo. Il disco esce senza nessuna campagna di marketing, nessun videoclip e nessun pezzo radiofonico. Anche le chitarre sono un po’ messe da parte. Sarà, però, un grande successo di pubblico e critica. Una delle canzoni manifesto di quel disco si intitola How to Disappear Completely. Ecco, questo pezzo potrebbe essere la colonna sonora perfetta de L’uomo senza talento di Yoshiharu Tsuge.
Pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1985 e portato in Italia da Canicola nel 2017, torna ora disponibile per la stessa casa editrice in un’elegante edizione, che caratterizza tutti i titoli della collana Venti20.
Si parla tanto di rispetto dell’individuo…ma quando qualcuno decide di allontanarsi dai binari, viene escluso.
L’uomo senza talento è tra i titoli più importanti del genere watakushi manga, letteralmente fumetti dell’io, narrazioni introspettive che ricalcano l’esperienza personale del narratore. L’Uomo senza talento non è un’autobiografia, bensì una raccolta di riflessioni sull’esistenza di Tsuge raccontate attraverso le vicende di Sukegawa Sukezo.
Il protagonista è un mangaka che rifiuta radicalmente le logiche del mercato editoriale e tenta – con poco successo – altre strade professionali, più complicate e meno redditizie. Sukezo si specializza nella vendita di pietre fluviali ai collezionisti, dopo essere stato un rigattiere e un venditore di macchine fotografiche usate.
I numerosi fallimenti creano molte difficoltà alla sua famiglia: Sukezo è sposato e ha un figlio, Sansuke. La condizione precaria nel quale sono costretti a vivere provoca tensioni nella coppia e forti disagi a livello economico; è straziante la ripetizione di un episodio all’interno della narrazione per cui a fine giornata Sansuke, su indicazione della madre, va alla ricerca del papà per riportarlo a casa al termine di una giornata di lavoro fallimentare. La figura del figlio è davvero toccante: la purezza dell’infanzia e l’amore verso il padre vengono costantemente minati dall’ansia per la situazione familiare.
Cosa rende, dunque, così potente quest’opera? Oltre alla bellezza estetica, Tsuge condivide con i suoi lettori le sue riflessioni su tutto ciò che lo circonda. Proviamo a spiegare l’imponenza della sua opera attraverso le parole dello stesso Tsuge,citando alcune delle frasi pronunciate dai suoi personaggi.
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Cosa significa essere autentici in un mondo che – già nel 1985 – tende all’appiattimento, alla visione dell’individuo come essere che produce? Si può essere diversi creandosi un proprio percorso “al di fuori dai binari”? Tsuge/Sukezo ci riflette in ogni singola pagina.
Nell’ambiente del fumetto, l’arte è solo un ingombro inutile.
Le opere di Sukezo, così come Tsuge, sono considerate dei capolavori. Ma se anche l’arte deve rispondere a determinati bisogni e richieste commerciali, come può non diventare un peso? La diatriba se il frutto dell’arte sia un prodotto o uno strumento di espressione sarà una domanda che accompagnerà l’uomo probabilmente per tutta l’esistenza.
La povertà ottenebra l’ingegno.
In anticipo sul dibattito sociale e le riflessioni di Mark Fisher, Tsuge punta il dito contro il privilegio. L’arte può essere un ingombro, ma non potersi esprimere rappresenta un fardello ancora più grosso. Tra utopia e realismo capitalista, l’autore lancia un altro, grosso sasso nello stagno.
Passate tutto il tempo a parlare dell’essenza delle cose…ma che senso ha quello che fate voi?
Mentre Sukezo e un amico riflettono, la moglie del conoscente rimbrotta i due uomini con le suddette parole. Tsuge fa trasparire il suo dolore per la condizione umana, dove il materialismo occidentale sta assorbendo la riflessività e il senso della collettività tipici dell’Oriente. La ricerca di un successo effimero prosciuga le energie di una vita a sua volta passeggera. E se fosse l’inattività la risposta a questo mondo nuovo?
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Summary
I temi sono tanti e tutti necessari. Tsuge ha il dono di inserire domande profonde all’interno di un manga scorrevole, di facile lettura e che si pone con naturalezza su diversi piani di interpretazione. L’uomo senza talento è una lettura fondamentale per tutti coloro che amano l’arte illustrata, ma soprattutto adorano farsi domande. Buona lettura, con i Radiohead in sottofondo. Passate parola!
- Trama10/1010/10
- Personaggi10/1010/10
- Stile10/1010/10
- Prezzo9/109/10

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