
Il colpo del secolo è andato a segno. La cassaforte è spalancata, i sacchi sono pieni di diamanti e mazzette di denaro frusciante, e il motore dell’auto per la fuga è già acceso e su di giri. Tutto perfetto, se non fosse per un piccolo, insignificante dettaglio: siete una banda di polli rapinatori, e nel vostro vocabolario la parola “fiducia” semplicemente non esiste. The Chicken Job, l’irriverente party game edito da Tambù Games (che ringraziamo per la copia review, ndr) e firmato da Pietro Perini e Alessandro Pizzini (sotto il segno di Coccodè Games), ci proietta esattamente in questo scenario da noir surreale e piumato.

Contenuto
- 80 carte refurtiva
- 18 carte attrezzi
- 47 carte tesori
- 15 carte polizia
- 9 carte personaggio
- 2 carte duello
- 1 carta sedere
- 1 carta colpo
- 5 carte riepilogo
The Chicken Job – La nostra recensione
L’ambientazione è una parodia geniale e scanzonata dei classici heist movie hollywoodiani, dove l’adrenalina della rapina sbiadisce di fronte alla vera, brutale sfida: la spartizione del bottino. Tra un colpo d’occhio ai gioielli appena sottratti e un orecchio teso alle sirene della polizia che ululano in lontananza, l’atmosfera al tavolo si fa immediatamente elettrica, densa di sospetti e risate nervose. Nessun complice è davvero vostro amico quando sul piatto c’è la fetta più grande della torta.
Dal punto di vista del gameplay, The Chicken Job si struttura su un’architettura snella e frenetica, basata su una dinamica tanto semplice quanto spietata: “io divido, tu scegli“. A ogni round, un giocatore assume il ruolo del Boss. Il suo compito? Pescare otto carte dal mazzo Refurtiva e dividerle in mazzetti pari al numero di giocatori. Qui entra in gioco il cuore pulsante del bluff: il Boss può guardare le carte in segreto e deve posizionarne esattamente sei a faccia in su e due a faccia in giù. Capirete subito che la tentazione di nascondere una preziosa gemma o, al contrario, una trappola della Polizia in quel mazzetto apparentemente innocuo è altissima.
A turno, a partire dal giocatore alla sinistra del Boss, ognuno sceglie il proprio mazzetto. Se ci sono carte coperte, vengono svelate e si applicano immediatamente gli effetti. E qui iniziano i dolori (o le gioie). Se incappate nella Polizia, la vostra refurtiva è a serio rischio: l’Agente vi costringerà a scartare tutti i tesori del mazzetto, il Segugio distruggerà i vostri preziosi attrezzi, mentre il temibile Commissario farà tabula rasa sia nel mazzetto che nel vostro bottino già accumulato.
Fortunatamente, i polli non sono del tutto indifesi. Nel mazzo si nascondono infatti carte Attrezzo fondamentali per sopravvivere: la Pausa Donut permette di corrompere un Agente e salvare il bottino, il Magnete vi fa recuperare carte dagli scarti, e la Pistola introduce una spassosa meccanica di interazione diretta e “duello” per rubare le carte dagli avversari. Il Boss, ultimo della catena, è costretto a prendersi l’ultimo mazzetto rimasto sul tavolo: un’arma a doppio taglio che punisce le divisioni fatte male.
La partita prosegue in un crescendo di colpi bassi finché il mazzo Refurtiva non si esaurisce. A quel punto, è il momento di contare il bottino e convertire i propri tesori nella valuta ufficiale del gioco: i Peckoks. Non si tratta però di una semplice somma matematica, perché il gioco premia l’astuzia e la collezione di set.
I tesori standard (diamanti, quadri, lingotti e banconote) fruttano punti base ma il vero colpaccio si fa creando combinazioni:
- Tris e Scale: unire tre tesori di valore uguale ma categoria diversa, o creare una scala (1, 2 e 3) della stessa categoria, garantisce un corposo bonus di 5 Peckoks aggiuntivi.
- Cassaforte e Chiave: se durante la partita siete riusciti ad accaparrarvi una cassaforte e la relativa chiave per aprirla, incasserete ben 15 Peckoks per ogni coppia.
- La Slot 7 e le Pantere Rosa: collezionare tre carte Slot 7 vi regalerà altri 20 Peckoks , mentre le rare Pantere Rosa valgono 10 Peckoks secchi l’una.
A ribaltare completamente le carte in tavola alla fine della fiera ci pensano le carte Personaggio, distribuite segretamente all’inizio del gioco. Ogni pollo ha un’identità segreta che potenzia una specifica strategia di punteggio.
Passando al lato “fisico” del gioco, non possiamo non sottolineare lo stile cartoonesco, ironico e ricco di citazioni pop (dal cinema d’azione ai meme) del gioco, che rende ogni carta un piacere da guardare e strappa più di un sorriso durante le partite.
The Chicken Job si è rivelato una piacevole sorpresa nel panorama dei party game e dei filler ad alta interazione. La dinamica del dividere i mazzetti crea un meta-gioco basato sulla conoscenza dei propri avversari. È un titolo cattivo, veloce, dove i ribaltamenti di fronte sono all’ordine del giorno. Se siete alla ricerca di un gioco all’insegna del bluff, magari capace di strappare qualche risata, e di vendette giurate a base di piume, The Chicken Job merita la vostra attenzione. Non garantiamo sull’alta rigiocabilità.
Summary
The Chicken Job è un gioco da tavolo dominato dalla modalità "io divido, tu scegli". L'ambientazione di simpatici polli alle prese con colpi da ladri provetta aggiunge quel pizzico di leggere e di sorriso a un prodotto dallo stile grafico distinto e ben riconoscibile. La scalabilità vince sulla rigiocabilità per questo gioco firmato Tambù Games.
- Giocabilità7.5/107.5/10
- Scalabilità7.8/107.8/10
- Rigiocabilità6.5/106.5/10
- Qualità dei materiali6.8/106.8/10

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