Yes but No – Recensione

occhio alle lettere!

Yes but No - Recensione

Se siete quel tipo di persone che adora mettere in crisi il proprio cervello con sfide linguistiche al cardiopalma ma detesta i giochi dove bisogna studiare un regolamento spesso più lungo del vostro albero genealogico, allora preparatevi a dire (forse) ‘Sì, ma No’. Sì, perché il geniale Paolo Bianchi, edito da Little Rocket Games (che ringraziamo per la copia review, ndr), ha distillato l’essenza del party game in una scatolina compatta e micidiale: Yes but No.

SCHEDA YES BUT NO

Contenuto

  • Carte Categoria con lettere YES e NO
  • 8 gettoni punteggio
  • Regolamento

Yes but No – La nostra recensione

ACQUISTA IL GIOCO

Yes but No non è un semplice gioco di parole, è una corsa a ostacoli verbale, un’audizione per entrare nel cast di un bizzarro show televisivo dove l’unica regola è pronunciare alcune lettere senza dirne altre. Facile no?

L’impressione è che questo sia uno dei party game essenziali da avere nella propria collezione.

A prima vista, le meccaniche di Yes but No sembrano di una semplicità disarmante, quasi banale: pesca una carta Categoria, mettila al centro del tavolo e urla una parola che soddisfi il vincolo. Fatto. Eppure, proprio in questa apparente facilità si nasconde il twist vincente del gioco. Il cuore pulsante di questa sfida lessicale risiede in un triplice, brutale, vincolo che si attiva a ogni round e che è l’anima stessa dell’esperienza ludica.

Per prima cosa, c’è la Categoria da rispettare. E qui, Little Rocket Games ne ha per tutti con argomenti in grado di spaziare tra i più vari. Secondo: l’inclusione forzata delle lettere di una lettera, pescata in quel momento. Non basta che la parola sia attinente, deve anche contenere da qualche parte quella specifica lettera. Terzo, l’esclusione di un’altra specifica lettera, anch’essa pescata all’inizio del round. Ed è qui che l’esperienza di gioco si trasforma da un innocuo passatempo a una battaglia dialettica al limite dell’isteria. Spesso sarete tentati di trovare una parola che inizi con una lettera e che non contenga l’altra ma non c’è alcun vincolo di dove debbano essere posizionate le lettere, basta che si trovino all’interno della parola e che questa, ovviamente, sia una risposta corretta alla categoria sottoposta.

La vera magia di Yes but No risiede nella sua capacità di generare momenti esilaranti e di creare tensione palpabile in un modo che pochi party game riescono a fare. Un altro aspetto interessante è che non si vince solo con un vocabolario enciclopedico ma anche con la prontezza, perché i punti li faranno solo pi più veloci nel dare le risposte corrette.
Il gioco si spiega in un minuto esatto e la rapidità dei round lo rende un filler perfetto, in grado di scaldare la serata o di sbloccare il cervello tra un eurogame pesante e l’altro.

SE TI PIACE QUESTO CONTENUTO SOSTIENICI SU PATREON!

L’impressione è che questo sia uno dei party game essenziali da avere nella propria collezione, specialmente se siete soliti ospitare serate con un numero variabile di persone (da 2 a 8 giocatori, un lusso per un gioco così compatto).

La rigiocabilità è garantita non solo dalla varietà delle carte Categoria ma dal fatto che ogni singola partita è influenzata da quali lettere vengono pescate e se queste sono da includere o meno nella parola da dover trovare. La sua natura di ‘tascabile’ lo rende anche un compagno di viaggio ideale, pronto a tirare fuori il peggio (o il meglio) di voi in qualsiasi momento. È un gioco che crea immediatamente una connessione tra i giocatori, li fa ridere dei propri errori e li spinge a cercare risposte sempre più creative.

In conclusione, se cercate un gioco che sia un vero e proprio allenamento per il cervello, un generatore seriale di risate e che vi faccia sentire intelligenti e frustrati allo stesso tempo, Yes but No è un acquisto a scatola chiusa. Costa quanto un buon aperitivo e vi regalerà molte più soddisfazioni. Little Rocket Games ha fatto centro: un piccolo razzo di divertimento linguistico che merita un posto d’onore sullo scaffale dei party game. Il nostro verdetto è un sonoro ‘Sì’ (e per fortuna questa parola la contiene!) per l’esperienza che offre, ma un ‘No’ categorico per la salute mentale dei giocatori, che verrà messa a dura prova.

SEGUICI SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM, RESTA AGGIORNATO SUI NOSTRI CONTENUTI E COMMENTA CON NOI!


Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 7546 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di boardgame, fumetti, cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito e inusuale. Vita da nerd.
"Everybody lies. No exceptions."
Fondatore e ideatore di NerdGames.it
#powertobenerd

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.