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Old Man – Recensione

Old Man - Recensione

Midnight Factory presenta un’opera curiosa e intensa sull’incontro tra il vecchio uomo del titolo e un giovane escursionista.

Old Man – La nostra recensione

Il regista Lucky Mckee cita tra le sue fonti di ispirazione due numi tutelari del Cinema, Sam Peckinpah (in particolare per Cane di Paglia) e David Lynch. Del primo ha apprezzato la capacità di trasmettere tensione; del secondo il suo incredibile talento nel rappresentare i viaggi della nostra psiche.Nel suo piccolo, Mckee riesce a prendere spunto dai suoi maestri, regalando allo spettatore un’esperienza di visione più che soddisfacente, sia dal punto di vista visivo che narrativo. 

Aiutato da una sceneggiatura meticolosa e un montaggio efficace, il film trasuda tensione fin dalla prima scena, quando l’Uomo Vecchio di cui non sappiamo neanche il nome si agita e impreca per la sua baita alla ricerca del suo cane, Rascal. Il vecchio burbero e solitario vive in una piccola baita, sperduta su una montagna. Non conosciamo né il suo nome né quello della montagna.
Poco dopo, bussa alla porta della baita Joe, un giovane escursionista alla ricerca di un rifugio. Nonostante non si fidi del vecchio, il ragazzo necessita di un riparo ed entra. Dopo un iniziale momento di reciproca diffidenza, tra i due nasce una sorta di fiducia che li porta a condividere alcuni tristi e cruenti episodi del loro passato.

Sarà grazie a Rascal che scopriremo la verità sui protagonisti.

Da un punto di vista tecnico e visivo, risulta davvero straordinario il lavoro di montaggio di Zach Passero. Il film poggia, però, principalmente sul grande lavoro attoriale di Stephen Lang (il vecchio) e Marc Senter (l’escursionista).

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