NBA 2K22 – Recensione

Si torna in campo!

NBA 2K22 - Recensione

Ogni anno con l’arrivo dell’autunno ritornano puntuali gli inizi delle nuove stagioni sportive e tra queste, naturalmente, non poteva mancare l’NBA. Il massimo campionato mondiale di pallacanestro è giunto alla sua 75esima edizione e con il debutto della palla a 2 è tornato anche la controparte videoludica più famosa, capace diventare un’icona stessa di questo sport: stiamo parlando naturalmente di NBA 2K22. Dopo carriere, stagioni, partite e triple a raffica, ecco la nostra idea sul nuovo capitolo sportivo sviluppato da Visual Concepts e pubblicato da 2K Sports.

NBA 2K22 – La nostra recensione

Con NBA 2K22 il basket entra definitivamente nella nuova generazione di console, dopo il primo assaggio avuto dodici mesi fa. Avere a disposizione tutto questo ben di Dio ha portato i ragazzi di Visual Concepts a provare a spingersi oltre i confini conosciuti, a volte però dimenticandosi dell’obiettivo finale e della rotta da dover seguire.

Uno dei cardini di NBA 2K22, così come i suoi predecessori, è sicuramente la modalità Carriera, se non fosse per altro che proprio lì si riscontro le principali novità, non senza qualche dubbio a proposito. Quello che infatti nei capitoli precedente era il quartiere del protagonista (MP il soprannome in questo caso), ora il quartiere è diventato una vera e propria città. Qui l’ambizione di Visual Concepts nel voler dare vita a una sorta di MMORPG della pallacanestro. La vera domanda è però questa: ha senso tutto questo?

All’interno della città infatti ci ritroviamo coinvolti in una miriade di missioni, che alla fine della fiera si riducono a “recati in quel luogo e parla con quella persona”. Queste quest sono utili al fine di costruire il nostro personaggio al di fuori del parquet: notorietà, brand, sponsor, stampa e giornalisti. MP vuole essere una star a 360° e le missioni di fatto servono a quello. Se da un lato è vero che alla lunga queste attività contribuiscono anche a guadagnare crediti VC, utili per migliorare gli attributi del nostro giocatore, dall’altro però appare subito evidente che il basket in sé perde la centralità della carriera. E così prima di dover affrontare una partita magari sarete costretti a girovagare per la città al fine di sbloccare quella missione che vi consente di andare oltre.
La scelta adottata da Visual Concepts non potrà che creare una scissione tra i fan di NBA 2K22: chi apprezzerà questa modifica, dando ulteriore profondità quantitativa alla carriera al di fuori dal parquet e chi invece storcerà il naso per questa decisione, con la sensazione che si voglia sacrificare le partite a favore di altro, allontanandosi dal vero cuore pulsante del gioco, il basket.

Questo è un vero rammarico perché una volta che si scende in campo, NBA 2K22 mostra tutta la bellezza e qualità. Quando si parla di basket giocato, il titolo mostra i muscoli: dentro le mura del palazzetto il gioco prende vita.

Parola al campo

Il gameplay è apparso migliorato rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda le conclusioni e i contrasti corpo a corpo: l’indicatore di tiro è ora più sensibile al giocatore e alla fatica accumulata nel corso dell’incontro. A seconda della posizione di tiro e delle varie abilità in nostro possesso, l’indicatore si modificherà in maniera dinamica rendendo impossibile eseguire canestri a raffica, come nemmeno Curry o Harden in giornata di grazia riescono a fare. Così facendo sarà importante anche dover dosare le energie nel corso della partita, oltre alla classifica fatica che scenderà con il passare dei minuti in campo. I contrasti diventano maggiormente dinamici grazie a una AI decisamente migliorata: se alle prime due penetrazioni riuscirete a raggiungere il canestro senza troppi affanni ecco che alla terza potrete incontrare un raddoppio o un blocco che vi renderà le cose decisamente più difficili.
Complessivamente giocare a NBA 2K22 riesce a dare sensazioni eccezionali, pad alla mano, sentendo la fatica e la ruvidità dei contrasti o dei corpo a corpo. Non c’è dubbio che dal punto di vista prettamente legato al basket, Visual Concepts è riuscita a toccare una punto di vetta che naturalmente non potrà che essere punto di partenza per i capitoli futuri sulla gioia generazione di console. Segnare canestri, eseguire una stoppata o un tagliafuori dà un senso di soddisfazione mai raggiunto nel passato e questo non può che essere positivo.

Parlando di contenuti, NBA 2K22 continua sulla scia del passato garantendo vagonate e vagonate di ore di gioco tra le più svariate modalità. Accanto alla ormai tradizionale MyTeam, la silim-FUT dell’NBA, voglio soffermare in particolar modo su La Mia NBA, fiore all’occhiello della produzione di quest’anno. Qui infatti potremmo non solo assumere il totale controllo di una franchigia ma allo stesso tempo dare vista alla nostra NBA, scegliendo tra una quantità di opzioni a tratti imbarazzante per la loro vastità. Cito, solo a titolo di esempio, il numero di squadre presente per ogni divisione e quali squadra (io personalmente ho deciso di dare vita alla franchigia di Anchorage, nella ridente Alaska), le regole del draft, il punteggio, le regole di mercato, il bilancio. Insomma, avrete tra le mani ogni singolo dettaglio della vostra NBA e, a livello sportivo, non si è mai visto qualcosa di così completo in termine videoludico. Garantito.

The last but not the least, proprio per dirlo all’americana, è la modalità The W, che ancora una volta ha effettuato un netto miglioramento rispetto allo scorso anno, lasciandosi addirittura preferire, proprio per quanto visto in precedenza, alla modalità La Mia Carriera. Oltreoceano il basket (e in più in generale lo sport) femminile sta assumendo sempre più notorietà ed è meritevole che anche Visual Concepts abbia deciso di dedicarci la giusta importanza in NBA 2K22. Se è vero che da un lato la modalità The W non spicca e non si distingue per una struttura narrativa indimenticabile, dall’altro però offre tutto quello che ci aspetterebbe in questo caso, dalla personalizzazione totale del personaggio a ritmi frenetici ma allo stesso tempo essenziali. La progressione nel corso delle partite dà un senso di soddisfazione che nella controparte maschile si perde tra i cunicoli e le vie della mastodontica città.
Parlando di basket giocato, anche in questo caso è difficile muovere critiche agli sviluppatori: il gameplay è stato realizzato tenendo conto delle differente tecnico-tattiche che contraddistinguono il basket femminile da quello maschile. Nulla è stato lasciato al caso e cimentarsi in questa modalità è stato letteralmente una bellissima sorpresa e proprio per questo motivo mi sento di consigliarla anche ai più scettici o a coloro che non mai guardato un minuto di WNBA.


Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 3870 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di boardgame, fumetti, cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo geek.
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Fondatore e ideatore di NerdGames.it
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