11-11: Memories Retold – Recensione

Quando la guerra diventa arte

11-11: Memories Retold - Recensione

Raccontare la Prima Guerra Mondiale attraverso un videogioco non è facile. In passato però la mente creativa di Yoan Fanise ha dato vita a un titolo del calibro di Valiants Hearts, apprezzato da pubblico e critica e capace di mostrare la potenza del mezzo videoludico per raccontare storie. Attraverso la nuova software house Digixart, la “penna” di Fanise è tornata all’opera per raccontare un nuova storia con 11-11: Memories Retold, scegliendo come ambientazione, come già accaduto in passato, il primo conflitto mondiale che ha attanagliato il continente europeo circa 100 anni fa.
11-11: Memories Retold - Recensione

Due facce della stessa medaglia

È il 1916, mancano due anni al termine della guerra e i destini di due uomini, così geograficamente lontani tra loro, vanno a intrecciarsi e a toccarsi tra le trincee di un conflitto logorante dove il riecheggiare di bombe ed esplosioni è diventato ormai la quotidianità. A Toronto, Harry Lambert (Elijah Wood – sì, Frodo ne Il Signore degli Anelli -) è un aspirante fotografo che, preso e perso per l’amore per la figlia del suo proprietario, parte per il fronte oltreoceano alla ricerca di gloria e di quel fascino che un uomo in divisa dovrebbe avere. Chissà se così facendo, diventando un eroe, potrà conquistare il cuore della sua amata.
In Germania, Kurt Waldner (Sebastian Koch) è un ingegnere tedesco che scopre, dopo aver riparato una radio e captato un messaggio, che il battaglione dove milita il figlio è stato vittima di un attacco e decide così di arruolarsi per trovare la sua prole. Per amore, la forma diversa di una stessa emozione, i due quindi partono per un’avventura tutt’altro che semplice e banale.
Da qui si dipana la trama di 11-11: Memories Retold che segue le sorti dei due protagonisti, alternandone con un il giusto dosaggio, oscillando da un lato del fronte all’altro, senza mai perdere il fil rouge che scorre dall’inizio alla fine. Così facendo andremo a conoscere non tanto le due facce della stessa medaglia, quanto una sorta di coppia di fili che finisci con l’intrecciarsi: Harry e Kurt spesso infatti si ritroveranno a pochi chilometri di distanza tra loro senza ovviamente saperlo. La ricchezza del titolo firmato da Fanise, a differenza di quanto successo con Valiant Hearts, risiede però in aspetti diversi da quelli inizialmente attesi e previsti. Personalmente mi aspettavo infatti un titolo capace di trascinarmi dal punto di vista emotivo, di farmi entrare in un turbinio di emozioni e, perché no, di commuovermi.
La verità è che le avventure, doveroso parlare al plurale in questo caso, scorrono tutto sommato in maniera lineare, senza grandi scossoni lungo il percorso, eccezion fatta per la parte finale. È vero, vedere la rappresentazione della vita degli uomini al fronte porta il giocatore a delle riflessioni e la scelta dei dialoghi e dei testi è tutt’altro che banale. In fondo si scopre che in realtà la storia di 11-11: Memories Retold è la nostra storia, è la storia di uomini che sono stati travolti da un destino decisamente più grande di loro e al quale non hanno potuto ribellarsi ma inginocchiarsi, sotto i colpi della guerra. In questo contesto manca però quella scintilla capace di trasferire quanto visto sullo schermo direttamente all’anima del giocatore come altri titoli, tra cui lo stesso Valiant Hearts, hanno saputo fare.
11-11: Memories Retold - Recensione

Arte e guerra

Ma come funziona 11-11: Memories Retold? Se fino a questo momento ho parlato degli aspetti più emozionali, è arrivato il momento di addentrarci maggiormente all’interno del gioco e capire in cosa effettivamente eccelle il titolo di Digixart. Dal punto di vista del gameplay, ci muoveremo, con una visuale in terza persona, più o meno liberamente (a seconda della situazione) in determinate aree del fronte, più vicine o più lontane dal fronte. Questo vale sia per Harry sia per Kurt che, oltre a interagire con gli altri personaggi presenti – credetemi, il fronte è popolato – potranno scattare fotografie, giocare a carte con gli altri soldati o scrivere lettere di cui saremo gli autori, scegliendo cosa far raccontare in quelle pagine. Le nostre decisioni avranno naturalmente delle ripercussioni che sfoceranno nel finale di gioco.
Il comparto tecnico è però il vero fiore all’occhiello della produzione: la scelta grafica lascia il segno sin dai primi frangenti, quando i personaggi sono tutt’altro che definitivi e sembrano più che altro ombre, fantasmi astratti e impalpabili di un passato mai dimenticato. Gli sviluppatori a tal proposito hanno voluto rendere 11-11: Memories Retold un’opera d’arte, dipingendo il gioco con vere e proprie pennellate, che vanno a creare così un quadro in movimento, costante movimento.
Un’altra menzione spetta a Olivier Deriviere, il compositore capace di dare un’anima al gioco, di renderlo vivo e parlante. La colonna sonora diventa così il terzo e assoluto protagonista che non solo non si alterna a Harry e Kurt ma che al contempo riesce a diventare un elemento di privo valore, rifiutando categoricamente il ruolo di comprimario.
Occorre infine segnalare con immenso piacere, proprio per la natura “particolare” del gioco, la partnership con War Child UK, che ha reso possibile la realizzazione di un DLC a scopi benefici. Questa è l’ennesima conferma del potente mezzo che può essere un videogioco, capace non solo di divertire ma anche educare, come ci si aspetterebbe.

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Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 2218 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo horror.
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Fondatore e ideatore di NerdGames.it
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