Agony – Recensione

Povero diavolo, che pena mi fa

Agony - Recensione

Recensire un gioco come Agony non è stato affatto semplice. Le difficoltà, come già mi è capitato altre volte in passato, non sono derivate dalla profondità del gioco, capace di emozionarti e di lasciarti qualcosa nel profondo, rendendo arduo il riuscire a parlarne. Agony non è nulla di tutto questo: il titolo di Madmind riesce a essere terribilmente fedele al nome che porta. Un vera agonia, un viaggio agli inferi che non vorresti mai vivere. Mai.

Di nome e di fatto
Il progetto di Agony, nonostante vicissitudini travagliate sin dal lancio su Kickstarter, nasconde in sé un’idea che senza dubbio può essere considerata buona e valida. Un viaggio negli inferi, un’esplorazione di quel mondo che sin dai tempi di Dante (e addirittura anche prima) ha sempre saputo conquistare e affascinare. Questa traversata, quella pensata da Madmind, inizia senza troppi preamboli. All’inizio del gioco il nostro personaggio verrà letteralmente catapultato nell’inferno più recondito e si ritroverà così smarrito tra fiamme, carne e putrefazione. Ed è qui, dopo una manciata di minuti, che iniziano i problemi con Agony. Sto parlando di problemi seri, che rendono il gioco estremamente difficile da giocare e, a maggior ragione, estremamente difficile da poter apprezzare. Il sistema di comandi è uno dei primi scogli da dover superare, soprattutto quando vi ritroverete (e accadrà ben presto) stretti all’interno di impervi cunicoli che di infernale hanno di ben poco. Lunghi corridoi caratterizzati spesso dal buio più pesto dove, se non avrete con voi una preziosissima torcia, non saprete orientavi in alcun modo e dovrete fare affidamento alla vostra fortuna o al vostro intuito oppure morire e ripartire. Esistono altri giochi che vi mettono di fronte all’oscurità (sto pensando ad Outlast) ma in quel caso il tutto era inserito in un contesto ben definito e realizzato, dove c’era un senso e uno scopo rintracciabile e perseguibile.
Per gli sviluppatori di Agony la morte fa parte del gioco e, per carità, ci sta. Siamo comunque all’inferno e tutto quello che ne consegue ma il titolo stesso, il gameplay, il suo livello grafico e poligonale e una colonna sonora pressoché assente sembrano puntare dritti dritti verso la disfatta complessiva del prodotto.
Agony - Recensione
Procedendo con ordine, il primo impatto visivo lo si ha con l’inferno realizzato da Madmind: si tratta di qualcosa di “brutto” (valutazione comunque soggettiva) e non perché si tratti della casa di Lucifero ma perché il lavoro fatto dalla software house non riesce a conquistare. Realizzare un mondo che nessuno conosce e che può essere basato solo sulla propria fantasia è per certi aspetti un grande vantaggio ma utilizzare modelli poligonali tutt’altro che soddisfacenti e un livello grafico che non riesce a sbalordire non aiuta, né ora né mai, ovunque voi siate, inferno o paradiso. La visione presentata da Agony è un tripudio di carne e sangue, di eccessi che trovano una nuova casa: è la rappresentazione di tutto ciò che marginalmente in questa vita possiamo percepire come eccessivo e proibito.
Muoversi all’interno di questo mondo però è tutt’altro che semplice e districarsi tra pezzi di carne, sangue e fiamme risulta estremamente difficoltoso ma gli sviluppatori hanno deciso di “rincarare” la dose, per lo meno per quanto riguarda la versione PlayStation 4, quella che ho avuto modo di provare.
Il sistema di comandi, come già accennato poche righe sopra, è un ulteriore scoglio da dover superare e con cui combattere. Essere un’anima persa nelle più recondite profondità della Terra alla ricerca della Dea Rossa non giustifica l’impossibilità di muoversi come si vorrebbe e restare intrappolati tra fastidiosi pop-up, rocce, o camere e corridoi oscuri in cui orientarsi è letteralmente impossibile non è certo il massimo. E così, tra queste problematiche che rendono Agony veramente ingiocabile, si aggiunge un sistema di salvataggio tra i più scomodi di sempre.
Per poter salvare i vostri progressi e creare un checkpoint dovrete scovare degli specchi dove un volto sarà attorniato da molteplici braccia. Qui potrete sbloccare un checkpoint che sarà valido però solo per 3 salvataggi: una volta scadute queste tre possibilità il gioco vi costringerà a ripartire da molto più indietro, creando ancora un senso di frustrazione difficile da digerire.
La colonna sonora è praticamente assente e, anche se è un elemento spesso fondamentale nei titoli horror, qui è del tutto marginale. Solo lamenti che, con un pizzico di ironia, possono essere ben giustificati.
Come avete potuto intuire Agony è un titolo che non posso consigliarvi, nemmeno a fronte di un’eventuale offerta imperdibile. C’è qualcosa di positivo che si può trovare nel titolo di Madmind? Forse un paio, l’idea, il concept (ovviamente mal sfruttato) e le frasi tratte da testi sacri che compariranno una volta che andrete incontro alla morte. Tutto però finisce qui, grandi aspettative che naufragano in un deludentissimo nulla di fatto.
“Geek-Store”


Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 3555 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di boardgame, fumetti, cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo horror.
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Fondatore e ideatore di NerdGames.it
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