Metro Exodus – Recensione

alla ricerca di una nuova speranza

Metro Exodus - Recensione

In un mondo dominato da giganti, in cui tutti cercano di proporre open world enormi dimenticandosi un po’ troppo spesso che non sempre la quantità è sinonimo di qualità, 4A Games ha finalmente deciso di rilasciare quello che probabilmente è il suo progetto più intrigante di sempre: Metro Exodus. Il gioco, ispirato chiaramente alle opere letterarie di Dmitrij Gluchovskij, racconta ancora una volta le vicende di Artyom e ci porta in un universo che nessuno di noi vorrebbe mai realmente visitare.

Il gioco è riuscito a conquistarsi il suo spazio sul mercato grazie alle sue atmosfere cupe e opprimenti, alle ambientazioni suggestive, al livello di sfida proposto e a molti altri aspetti… Questo nuovo capitolo riuscirà a raccogliere la pesante eredità dei predecessori?

Fuori dal tunnel

Il mondo è ormai in rovina dopo che la follia umana ha portato alla guerra nucleare e alla distruzione di un pianeta un tempo bellissimo. Gli esseri umani sono ormai costretti a vivere rinchiusi in bunker e tunnel della metropolitana per fuggire a mutanti e radiazioni, ma le risorse scarseggiano e solo i più forti riescono a sopravvivere… Tutto sembra perduto, ma è davvero così? 

Metro Exodus racconta il viaggio di Artyom, personaggio che i fan del franchise conoscono fin troppo bene, alla ricerca di una nuova speranza. Realtà considerate come certe sono state messe in discussione e l’ipotesi che la vita non sia del tutto finita nel mondo esterno deve essere assolutamente verificata. Questa volta il giocatore non si trova a dover semplicemente combattere per la propria sopravvivenza, ma affronta un’avventura per comprendere cosa sia rimasto della civiltà oltre gli orrori e i disastri causati dalla guerra.

Le ambientazioni, come da tradizione , sono estremamente affascinanti e riescono a catturare l’utente immergendolo al cento per cento in un mondo di gioco creato con cura e amore per i dettagli. La varietà è assolutamente garantita: passiamo da vasti spazi aperti a claustrofobici tunnel, da deserti inospitali a città in rovina… E’ veramente un mondo da scoprire.

Il vasto mondo di gioco appena citato preparato dagli sviluppatori, inoltre, è davvero ricco di cose da fare e missioni da svolgere. Non stiamo parlando di un open world dispersivo in cui il giocatore viene portato a svolgere compiti inutili, sia chiaro, ma di un titolo che cerca di invogliare l’utente all’esplorazione e all’approfondimento della trama. Abbiamo apprezzato moltissimo il mondo in cui è stata gestita la narrazione, in cui le storie dei vari personaggi vengono raccontate sullo sfondo di un mondo decaduto e in rovina: pochissimi titoli al giorno d’oggi riescono a gestire una trama così bene, quindi possiamo assolutamente consigliarvi di gettarvi nella storia e di arrivare fino ai titoli di coda. Il materiale di base per la storia è assolutamente di livello, ne siamo consapevoli, e gli sviluppatori sono riusciti a trarre il meglio dalle atmosfere racchiuse nei romanzi di Gluchovskij.

Fuoco e fiamme

A livello di gameplay, Metro Exodus non si discosta in maniera eccessiva dai suoi predecessori. Il gioco si basa sempre su uno shooting assolutamente solido, con hitbox curate e una  grande attenzione per il dettaglio. Consigliamo assolutamente di affrontarlo almeno al livello “difficile” dal momento che, a livelli inferiori, si perde un aspetto assolutamente intrigante: la gestione delle risorse. Proiettili, cure e, ovviamente, i filtri per la cara vecchia maschera antigas devono essere gestiti con attenzione per evitare di rimanere a secco nei momenti cruciali. Come abbiamo accennato, comunque, quest’ultimo aspetto si perde un po’ alla difficoltà base mentre avremmo apprezzato che il team di sviluppo avesse deciso di dargli un ruolo più centrale. Il feeling con le armi è sempre buono e immediato, gli strumenti di morte a disposizione del nostro protagonista sono variegati e piuttosto bilanciati tra loro… Stiamo comunque parlando di armi pensate per un contesto post-apocalittico, quindi aspettatevi fucili modificati e parecchia personalizzazione. Sotto quest’ultimo aspetto il gioco lascia una buona libertà al giocatore, consentendo di fatto di gestire e modificare a proprio piacere le bocche da fuoco presenti: abbiamo apprezzato molto questa scelta e riteniamo che sia assolutamente evidente specialmente ai livelli di sfida più alti.

Purtroppo altrettanta cura non è stata riposta nella gestione dell’intelligenza artificiale, troppo spesso deficitaria e carente in reattività e brillantezza. Non importa il tipo di nemico affrontato, sarà veramente difficile che un avversario vi sorprenda con una mossa inaspettata o con qualcosa che vada oltre a un banale accerchiamento. Questo aspetto, sfortunatamente, penalizza leggermente il gioco andando a compromettere in parte un gameplay altrimenti solidissimo.

Dal punto di vista strettamente tecnico il lavoro svolto è sicuramente buono, ma non manca qualche difetto di troppo. Abbiamo testato la versione PS4 del titolo e, in alcuni casi, abbiamo purtroppo notato qualche compenetrazione poligonale, texture non sempre curate al massimo e una gestione della luce che ogni tanto mostra qualche incertezza. 

Qualche problemino anche sul sonoro: sebbene le musiche siano assolutamente ispirate e suggestive, i dialoghi a volte non sono sincronizzati in modo corretto con il labiale dei personaggi e il volume delle conversazioni a volte è leggermente sfasato. Detto questo, ci troviamo sicuramente di fronte a un prodotto di livello.

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