Funny games – A volte ritornano

Il ritorno al cinema

Funny games - A volte ritornano

Torna nelle sale italiane Funny Games, il nuovo titolo di I WONDER CLASSICS, la divisione di I Wonder Pictures dedicata alla riscoperta dei classici d’autore. E quale occasione migliore per recuperare il film del 1997?

Funny Games – Il nostro speciale

Funny games si apre mostrandoci un quadretto di famiglia felice, edizione anni ’90. Vediamo una famiglia in gita sulla casa al lago che si prepara a passare giorni di relax tra gite in barca, visite e partite di golf. Ad un certo punto però un ospite dei vicini si reca a chiedere delle uova. Da questo gesto, apparentemente normale e un po’ scontato, la storia sviluppa una piega inaspettata e grottesca. Il vicino infatti non è solo, ma accompagnato da un altro ragazzo. Dopo un primo diverbio, i due iniziano ad avere atteggiamenti aggressivi in un crescendo che li porta a prendere la famiglia in ostaggio.

Da questo momento iniziano una serie di giochi buffi, ai quali alludono i ragazzi, che hanno come fulcro, nella loro diversità, la violenza. Ecco, la violenza è centrale nel film, ma non viene mai mostrata esplicitamente.

I due rapitori si danno ad atti di tortura, stupro e altri macabri “giochini buffi”. La violenza avviene tuttavia quasi sempre fuori camera, lasciando intravedere solo le conseguenze. Nonostante questo, il film riesce a creare un senso di forte angoscia nello spettatore, che rimane allibito da tanta crudeltà ingiustificata. Ed è proprio la mancanza di senso che sta dietro alla violenza mostrata a colpire. Ai ragazzi viene infatti chiesto più volte cosa li spinga a compiere gesti così estremi e sembrano quasi non avere una risposta. In questo modo, Funny games porta lo spettatore a riflettere sull’alienazione della società moderna e sugli effetti che può causare.
I malvagi sono ormai completamente estranei alle azioni che compiono, sembrano quasi non capirne a pieno gli effetti. Tanto che, per esempio, li vediamo alternare atti di estrema ferocia a conversazioni quotidiane o filosofiche.

Facendo un passo indietro, l’inizio della vicenda mostra le future vittime restie ad avere conflitti, per mantenere la facciata di buona famiglia, elemento presente anche in altre scene. Il non volersi opporre ai vicini e alle loro richieste, anche quando sono scomode, porta ad una tragedia. In questo, possiamo leggere una critica all’ipocrisia che permea i rapporti umani e alla famiglia borghese.

In questo senso, il film ricorda molto Arancia Meccanica. Innanzitutto ritroviamo i temi dell’alienazione e della violenza e poi li troviamo associati a dei personaggi che rappresentano l’adolescenza e la gioventù. Gli adulti sono vittime, ma sono anche coloro che non capiscono. Non riescono a cogliere il senso della violenza dei ragazzi e, per estensione, di ciò che provano e pensano. In questa contrapposizione si potrebbe vedere una critica generazionale.

Ma Funny games contiene anche una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione.

Il film ha uno sguardo molto realista, basti pensare al modo in cui mostra la violenza. Tuttavia più volte rompe la quarta parete, instaurando un dialogo con il pubblico. Questa sospensione del realismo, apparentemente ingiustificata e inaspettata, crea un senso di smarrimento nello spettatore. Nelle scene finali vediamo inoltre i due ragazzi che discutono proprio del rapporto tra vero e finzione.

È molto interessante anche il ruolo della musica, che è scelta scrupolosamente per sancire i momenti cardine della storia. C’è un’alternanza tra musica classica e musica metal, che ricalca l’oscillare tra una giornata e un’ambientazione borghese, quasi banale, e i tremendi atti a cui assistiamo. Infine il silenzio ha uno spazio importante, in quanto accompagna i momenti più drammatici, intensificandoli.

Il ritmo della vicenda è più serrato nella prima parte, ma non diventa mai noioso, riuscendo sempre a tenere lo spettatore in tensione. Infatti, al di là della speculazione teorica, Funny games è un thriller eccellente. Riesce a creare un genuino senso di angoscia nello spettatore, senza dover ricorrere a scene esplicite, e proponendo un’atmosfera incredibilmente grottesca.

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