Napoleon – Recensione

Il ritorno della coppia Scott-Phoenix dopo Il Gladiatore

Napoleon - Recensione

Joaquin Phoenix e Ridley Scott tornano a lavorare insieme dopo “Il Gladiatore”, con un esito meno convincente.

Napoleon – La nostra recensione

Molte cose sono cambiate nella vita di Joaquin Phoenix e Ridley Scott da quando insieme girarono Il Gladiatore

La carriera di Phoenix, dopo aver prestato il suo volto a Commodo, prese un’interessante direzione che lo portò a collaborare con registi di primo ordine (Paul Thomas Anderson, Spike Jonze, Gus Van Sant, Woody Allen per citarne solo alcuni) e a impersonare personaggi iconici della cultura pop ( Johnny Cash  e il Joker). Eclettico, empatico e mai banale – consiglio il mockumentary Io sono qui – Joaquin Phoenix è diventato gli amanti del Cinema un marchio di garanzia, una certezza: c’è lui, vale la pena vedere il film.

Sarà così anche per Napoleon? Non completamente. 

Il film racconta l’ascesa e la rovinosa caduta del Generale Bonaparte fino all’esilio di Sant’Elena, a partire dalla Rivoluzione Francese.

Nei suoi 158 minuti – ma uscirà una director’s cut di quattro ore su Apple + – emerge un Napoleone fedele alla Francia, orgoglioso e desideroso di portare fasti e ricchezza alla sua Patria. Dietro all’immagine del Grande Condottiero, il regista ci mostra un uomo insicuro, legato da un rapporto amoroso un po’ insano con la moglie Giuseppina (una convincente Vanessa Kirby), vero faro della sua vita.
Il rapporto con la moglie, morboso, carnale e carico di gelosia diventa paradossalmente più romantico con il passare degli anni, soprattutto dopo l’abdicazione forzata dell’Imperatrice, colpevole di non donare un erede all’Imperatore Bonaparte.

La vicenda prosegue a ritmi non troppo serrati, qualche sbadiglio parte durante la visione, spesso dovuto alla ripetizioni di sequenze narrative – come i goffi rapporti sessuali tra i due amanti o  la preparazione alla battaglia successiva – che tolgono fluidità alla narrazione. Si notano inoltre, come già avvenne nelle Crociate, alcune imprecisioni storiche – su tutte la presenza di Napoleone alla decapitazione della Regina – che risultano un po’ fastidiose.

I film sono opere di finzione basate su storie realmente accadute con la totale licenza di adattare, inventare, aggiungere o togliere parti a favore del risultato finale. Tuttavia, sono molte le fonti storiche legate alla vita di Napoleone Bonaparte e certi momenti potevano essere più fedeli ai fatti storici.

Ridley Scott ha risposto in maniera piccata a queste polemiche, forte anche della sua lunga e prestigiosa carriera da regista che lo hanno portato a rispondere a coloro che hanno polemizzato sulla ricostruzione storica come un moderno Marchese del Grillo (insomma: io so’ io, e voi…).

Il suo lavoro dietro alla macchina non aggiunge nulla al suo percorso; le scene di guerra sono particolarmente riuscite, come tutta la rappresentazione del periodo: c’è una minuziosa attenzione nella rivisitazione degli ambienti e dei costumi che porterà con molta probabilità agli Oscar di categoria. Eppure il risultato finale non convince.

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Informazioni su Mauro Orsi 130 Articoli

Lettore compulsivo, appassionato di cinema e musica. Ama le storie: raccontate, vissute, disegnate, cantate, scritte o sognate. Insomma di tutto, un po'(p).

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