Shark – Il Primo Squalo – Recensione

Dalla preistoria con furore

Shark - Il Primo Squalo - Recensione

Sono passati più di 40 anni da quando Lo Squalo, il film cult di Steven Spielberg, arrivò nelle sale cinematografiche. Oggi, nel 2018, è la volta di Shark – Il Primo Squalo, che senza neanche troppo celarlo, si riaffaccia al film del 1975 e, naturalmente, al romanzo da cui è tratto: Meg. Il titolo originale del film, omonimo del racconto di Steve Alten, lascia già presagire chi sia il vero protagonista…

Che carini quei dentini

Tra horror e fantascienza

Gli oceani sono un posto affascinante, per gran parte forse ancora sconosciuto con creature ancora ignote nelle più recondite profondità. Con questo pretesto, e una vagonata di soldi, il miliardario Jack Morris investe una buona parte della sua fortuna per andare là dove l’essere umano non si sia mai spinto. Il team di ricerca dell’oceanografo Minway Zhang ha scoperto infatti che oltre la Fossa delle Marianne c’è dell’altro. Quello che si credeva il “fondo” della Terra è in realtà uno strato di nubi ghiacciate che può essere varcato e superato per raggiungere inaspettate nuove profondità. E, naturalmente, perché non farlo? Ed è qui, come ampiamente prevedibile, che viene risvegliata una creatura creduta estinta da sempre: il Megalodonte, the Meg. Questo squalo preistorico, dalla lunghezza di 23 metri (nel film), viene così disturbato e ovviamente tornerà in superficie per mietere terrore, morte e distruzione. Come si può facilmente intuire, la trama di Shark – Il Primo Squalo non eccelle certo per originalità ma si veste di un abito fin troppo scontato e prevedibile, a “cominciare” dal finale e da presunti colpi di scena sparsi qua e là lungo il dipanarsi delle vicende  già visti e rivisti e incapaci di dare un brivido o un’emozione.

Protagonista del film è Jonas Taylor (Jason Statham), esperto di salvataggi subacquei che verrà ingaggiato da Zhang per riportare in salvo una spedizione rimasta intrappolata nelle profondità, dopo aver subito un attacco dal Megalodonte. Qui si innesta forse la parte meno riuscita del film, una forzatura decisamente eccessiva che finisce con lo sfociare in un’improbabile sfida uomo-creatura preistorica dove un essere umano (ricordo che la creatura preistorica è lunga 23 metri) rischia di uscirne vincitore.

Naturalmente non è questa la sede in cui svelare il finale del film ma bastano pochi minuti per capire come andrà a finire. A questo si aggiunge un cast discreto che non eccelle certo per performance e il solo Statham, avvezzo a film genere e in grado di non sfigurare, non serve certo a risollevare le sorti della pellicola cinematografica. Dal punto di vista degli effetti speciali, il film diretto da Jon Turteltaub non sfigura. La realizzazione della creatura preistorica – a tal proposito consiglio la visione dei contenuti speciali presenti nell’edizioni home video – è di ottima fattura, senza mostrare forzature o pessime realizzazioni. La colonna sonora invece risulta impalpabile, capace di lasciare un segno o anche un solo motivetto, o una sparuta sequenza di note, che rimane in testa alla fine del film.

Guardando Shark è naturale voler fare il paragone con Lo Squalo perché il film, il soggetto, la presentazione, ti portano naturalmente a farlo. Ecco, magari questa non è l’occasione migliore. Shark – Il primo Squalo riesce a essere semplicemente quelle che è, un blockbuster estivo e niente di più. Inutile voler provare a scomodare paragoni impegnativi perché alla fine si finirebbe con il fare del male solo al film.


Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 4194 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di boardgame, fumetti, cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo geek.
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