The Smashing Machine – Recensione

Profumo di Oscar

The Smashing Machine - Recensione

Non è ironico che Dwayne The Rock Johnson ci regala la sua miglior performance interpretando un lottatore di MMA? Forse no, ma sicuramente non è blasfemo parlare di Oscar per l’ex wrestler.

The Smashing Machine – La nostra recensione

Le arti marziali miste (MMA) sono diventate uno sport di culto negli ultimi vent’anni, soprattutto dopo la fondazione della Lega  UFC (Ultimate Fighting Championship) negli Stati Uniti. Durante gli anni ‘90, le arti miste erano praticate soprattutto nella prestigiosa lega giapponese denominata Pride. Tra le figure di spicco, c’era Mark Kerr

Esteticamente il film colpisce sotto tutti i punti di vista

The Smashing Machine è dedicato all’ascesa e alla caduta di Mark, tra brucianti e dolorose sconfitte e importanti successi (un concetto che ci tengo a differenziare da vittorie) dentro e fuori dal ring.

The Smashing Machine è una delle più costose produzioni A24 (si parla di 50 milioni di dollari),è diretta da Benny Safdie (Diamanti Grezzi, la serie TV The Curse), Il film, girato in pellicola 16mm, si è aggiudicato il Leone D’Argento per la regia durante l’ultima edizione di Venezia

Safdie ha scritto la sceneggiatura del film e si è occupato del montaggio, affidandosi al suo fidato direttore della fotografia Maceo Bishop.

I protagonisti sono due attori di prim’ordine come Dwayne Johnson e Emily Blunt. I due sono grandi amici e, dopo aver collaborato in Jungle Cruise (!) dimostrano grande intesa e regalando agli spettatori una performance toccante, intensa e convincente in un film dal registro narrativo drammatico e totalmente differente dalle atmosfere disneyane del precedente progetto condiviso.

Johnson e Blunt interpretano rispettivamente Mark Kerr e Dwan Staples; la relazione amorosa tra i due è travagliata, resa ancora più difficile dai problemi di dipendenza di Kerr e per la sua ossessione per il risultato

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The Smashing Machine offre anche un’interessante testimonianza sui pregiudizi dell’opinione pubblica sulle arti marziali miste a fine anni ’90, quando era impensabile pensare agli Stati Uniti come al futuro epicentro della disciplina. Il merito di questo cambio di prospettiva va anche a pionieri delle MMA come Kerr o Mark Coleman (interpretato nel film da Ryan Bader) e al loro impegno agonistico in Giappone.

Esteticamente il film colpisce sotto tutti i punti di vista: il film è molto realistico, crudo e viscerale, con uno stile che abbiamo già visto e conosciuto nei precedenti lavori di Safdie e Bishop. Emerge la performance di Johnson, che sveste totalmente i panni del sornione ammiccante da action comedy movie per cimentarsi in una progetto più autoriale. Al di là del parere personale sul percorso dell’artista un tempo chiamato The Rock, è interessante osservare come lui e Dave Bautista abbiano deciso di cimentarsi con il Cinema in ruoli difficilmente cuciti su di loro. Fa sorridere come Johnson sia stato apprezzato e applaudito dalla critica tornando sul ring…ma non divaghiamo.

The Smashing Machine è un film di pregevole fattura che pecca un po’ di originalità: purtroppo le storie di rinascita in ambito sportivo, sia che si tratti di fiction o realtà, abbondano sui nostri schermi. Non tutti i film hanno il compito di portare rivoluzioni e probabilmente da non appassionato di questa tipologia di sport, il mio coinvolgimento è rimasto basso

The Smashing Machine mi ha fatto stropicciare gli occhi, ma non mi ha scaldato il cuore. Sento di non aver buttato il mio tempo, di non aver visto un film brutto, ma quando ciò che mi rimane al termine della visione riguarda più la forma che il contenuto, non mi sento mai completamente appagato. Questione di aspettative? Non credo. Anzi, mai avrei pensato che la mia sincera passione per quella montagna umana di Dwayne Johnson potesse sfociare in reale e convinta ammirazione e sono molto contento di rivedere l’(ex?) atleta così convincente dopo gli ultimi mezzi insuccessi in sala.

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Informazioni su Mauro Orsi 194 Articoli

Lettore compulsivo, appassionato di cinema e musica. Ama le storie: raccontate, vissute, disegnate, cantate, scritte o sognate. Insomma di tutto, un po'(p).

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