Altered Carbon – Recensione

La morte è solo il principio

Altered Carbon - Recensione

E se la morte non fosse la fine di tutto ma una sorta di passaggio? Se si trattasse di un semplice step, come una normale dormita capace di durare anche secoli fino al mattino seguente? Altered Carbon, la nuova serie Netflix disponibile dallo scorso 2 febbraio, raffigura un mondo diverso, futuristico, distopico, dove il concetto di morte è stato rivoluzionato, sovvertito e trasformato in qualcosa di acquistabile e di commerciabile.
Tratta dal romanzo a tinte cyberpunk di Richard K. Morgan, la serie TV ci porta porta nel 2384, in un futuro che forse non vorremo mai avere…

Benvenuti a Bay City

Immaginate che la vostra vita, i vostri ricordi e la vostra coscienza possano essere salvati e immagazzinati in delle “pile”. Queste a loro volta sono conservabili e trasferibili in un altro corpo, per consentirvi un’immortalità praticamente eterna. Lo scenario, di per sé tanto affascinante quanto disturbante, è il motore che muove tutte le vicende di Altered Carbon. Il genere umano ha inseguito da sempre la vita eterna, tra elisir di lunga vita e magie, trovandola infine nella tecnologia.
Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman, William “Will” Conway in House of Cards) è un rivoluzionario che improvvisamente viene riportato in vita dopo 250 anni, chiamato a risolvere un misterioso caso di presunto omicidio o suicidio (e mi fermo qui per quanto riguarda i contenuti). L’indagine lo porterà a scavare in profondi meandri della della società di Bay City, scoprendo fatti del passato e del presente totalmente inattesi.
Altered Carbon - Recensione
Il buono “Tak” sarà affiancato dall’agente Kristina Ortega (Martha Higareda) e da un ben riuscito Edgar Allan Poe 2.0 (Chris Conner), il personaggio a cui personalmente mi sono affezionato di più. Il mondo di Altered Carbon è seducente: prendete un po’ di Blade Runner, un po’ di Ghost in the Shell e uniteli a grandi citazioni (da Shining a Francisco Goya). Aggiungete ingredienti quali sesso, con una sorta di lode alla muscolatura umana michelangiolesca, violenza, perversioni e deviazioni di ogni tipo. Questo è il cocktail utilizzato per realizzare questa serie TV che però nel complesso lascia un senso di incompiutezza, quella classica sensazione del “vorrei ma non posso”.

altered carbon recensione

A due passi dal traguardo

La possibilità di scegliere la propria nuova custodia (il nuovo corpo) in base alla disponibilità economica ha creato una frattura inevitabile nella società che, tutto d’un tratto, non sembra più proiettata nel futuro e appare molto più vicina a noi di quanto si possa immaginare, instillando il dubbio se Kovacs stia vivendo nel 2018 o nel 2384. I più facoltosi e abbienti, chiamati Mats (da Matusalemme) possono rinascere ogni volta nel proprio corpo, restando così immutati al trascorrere del tempo. Per gli altri invece, può capitare che una bambina di 7 anni si ritrovi nel corpo di un’anziana o una donna nella custodia di un uomo. La bellezza della serie è il riuscire a far sorgere domande e riflessioni: l’uomo può sentirsi Dio e superare la morte? Siamo sempre noi anche nel corpo di un altro? È “giusto” riportare in vita una persona defunta? Sono tutte domande interessanti e che possono aprire a mille spunti ma che, purtroppo, si vanno a perdere nei meandri di una trama a volte fin troppo complessa.
Altered Carbon - Recensione

La fine di tutto

Altered Carbon è di per sé una buona serie, per carità, ma questo non significa che le sue potenzialità siano state sfruttate a pieno. L’ampio e affascinante mondo creato viene esplorato solo in minima parte. Basti pensare al fatto che vangano premiate in grande maggioranza le scene d’interno rispetto a quelle in esterno e onestamente non ne ho capito a fondo la decisione. Il ritmo a volte è decisamente troppo lento, specie nei primi episodi sui 10 totali. Qui i dialoghi prolissi tendono più alla noia che al coinvolgimento. Nella seconda parte della stagione sembra esserci una svolta ma la trama, intrecciata e complessa a livelli a tratti sopportabili, tende ad accartocciarsi su se stessa, come se fosse un mero esercizio di stile manieristico.
Non va dimenticata infine la musica che eccelle e pare comparire d’improvviso solo nei momenti più significativi di ogni episodio, per poi sparire per tutti i restanti 50 o 60 minuti (a seconda dell’episodio). Troppo poco per un’ambientazione che potrebbe fare della colonna sonora la sua ricchezza e la colonna portante. La serie invece finisce con lo sgretolarsi parzialmente, come una società malata incapace di salvarsi dall’autodistruzione.


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Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 2696 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo horror.
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