Just Cause 4 – Recensione

Un'isola da distruggere

Just Cause 4 - Recensione

Nell’ampio universo dei giochi open-world, Just Cause occupa un posto tutto suo e ben delineato in quanto differisce dalla stragrande maggioranza dei titoli dello stesso genere. Contrariamente a suoi simili infatti, dove la trama e la storia assume una profondità a tratti disarmante con quest e subquest ricche, la serie firmata Avalanche Studios non vuole farsi ricordare per i contenuti raccontati, quanto per le sterminate opportunità date al giocatore per creare distruzione e seminare caos. Questo naturalmente viene riproposto con Just Cause 4.

Una sensazione di Déjà-Vu

Rico Rodriguez, dopo aver affrontato i Medici nel terzo capitolo della saga, questa volta si ritrova nell’Isola di Solis, luogo lussureggiante che fa da sfondo alle peripezie di Just Cause 4. La particolarità di questa ambientazione risiede nel fatto che possiamo parlare, senza incappare in alcun errore, di quattro mondi racchiusi in uno solo. L’Isola di Solis racchiude infatti al suo intero quattro “ecosistemi”, con tanto di cataclismi, differenti tra loro e in grado di offrire una certa varietà in termini di gameplay oltre al naturale impatto visivo che vuole differenziarsi deserti e giungle, come naturale che sia. Come detto in sede di presentazione, la trama su cui è costruito questo quarto capitolo è un po’ sterile ma è lecito non aspettarsi di più dal lavoro di Avalanche Studios, perché non è su questo che vuole puntare una serie come Just Cause, che ha fatto dell’insana follia e della goduria del “cazzeggio” pad alla mano il suo punto di forza

Nonostante questo è doveroso fare una breve presentazione di quello che aspetta i giocatori con questo nuovo capitolo: giunto sull’Isola di Solis il nostro eroe Rico si troverà di fronte (l’ennesima) organizzazione che ha messo le mani sul controllo politico e amministrativo del luogo. Le truppe della Mano Nera sono l’esercito della potenza che ha spodestato ogni forma di libertà e tocca all’Armata del Caos (nome tutt’altro che casuale) riportare la pace e la libertà. Bastano pochi minuti a Rico per diventare il capo di questa onda di ribellione, guidando uno tsunami di caos e distruzione.

Questo preambolo è il pretesto per il buon Rodriguez per mettere a ferro e fuoco l’intera isola, senza discostarsi troppo da quanto visto in passato. Just Cause 4, a tratti, appare infatti come un’estensione del terzo capitolo: per raggiungere ai titoli di coda infatti, dopo circa una ventina di ore, dovremo semplicemente difendere un avamposto, hackerare il sistema della Mano Nera, liberare prigionieri oppure raggiungere determinate località entro un tempo stabilito. Queste missioni si andranno a susseguire tra loro senza troppa varietà ed è facile immaginare come questo alla lunga possa essere estremamente ripetitivo e a tratti monotono. Per fortuna però è possibile affrontarle nel modo più folle possibile.

Il caos è servito

Le novità in termini di contenuti che Just Cause 4 presenta però qualche novità. Se infatti la struttura stessa del gioco, delle missioni e del gameplay non si innova troppo rispetto al passato, diverso il discorso per quanto riguarda il rampino, l’arma con cui Rico potrà fare di tutto e di più. Le nuove introduzioni sono il Riavvolgitore, il Sollevatore e il Booster. Il primo, già visto in Just Cause 3, permette di collegare due elementi e farli volare mentre il secondo libera palloni autogonfianti che trascinano i malcapitati oggetti (o persone) tra le nuvole. Il Booster infine si rivela un propulsore miniaturizzato da applicare alle più svariate superfici. La combinazione di questi tre elementi sono la vera fonte di divertimento e varietà che Just Cause 4 è in grado di offrire. Il rampino è utilizzabile anche per gli spostamenti anche se, a dire il vero, la vastità dell’Isola di Solis vi porterà a dotarvi di tutti i mezzi a disposizione, tralasciando nelle ultime file le “normali” automobili. 

Il lavoro dei ragazzi di Avalanche Studios riesce però nel suo ultimo intento: divertire e farlo nel modo più scanzonato possibile. Se cercate infatti un luogo dove poter dare vita a esplosioni e distruzioni alla Michael Bay, Just Cause 4 è il titolo giusto per voi. Le più disparate combinazioni di armi (in totale in quindicina su cui poter fare affidamento) e mezzi permette di muoversi in totale libertà tra i paesaggi meravigliosi dell’ambientazione di gioco.

Dal punto di vista tecnico il titolo presenta pregi e difetti che risultano alla fine ben distinti. Se l’Isola di Solis è meraviglia da vedere, soprattutto in alcune panoramiche e vedute dall’alto, il dettaglio dei suoi elementi lascia invece più a desiderare, con texture e risoluzioni che sembrano rimaste un po’ ancorate a un passato non ancora superato. Di contro, le esplosioni sono un vero tripudio per occhi e orecchie, perché anche il sonoro non è stato dagli sviluppatori. La sensazione complessiva è che Avalanche Studios abbia focalizzato il massimo delle sue attenzioni a tutti quegli elementi core di Just Cause, utili per dare divertimento come solo Rico Rodriguez è in grado di fare. Tutto il resto, a partire dalla trama, è come se fosse passato in secondo piano, regalando così ai giocatori un prodotto che non è stato in grado di distaccarsi dal suo passato offrendo qualcosa di fresco e nuovo.


Informazioni su Samuele "SamWolf" Zaboi 4144 Articoli

Videogiocatore da sempre, amante di boardgame, fumetti, cinema e Serie TV. Affascinato da ciò che è insolito, inusuale e profondo amante del mondo geek.
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Fondatore e ideatore di NerdGames.it
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