Anatomia di una caduta – Recensione

Il vincitore della palma d'oro

Anatomia di una caduta - Recensione

Vincitore della Palma d’Oro a Cannes, il film di Justine Priet è un thriller intenso, dove al centro di tutto non c’è la ricerca del colpevole, ma il dramma vissuto da chi rimane, dove i concetti di innocenza e colpevolezza travolgono l’esistenza dei protagonisti.

Anatomia di una caduta – La nostra recensione

Approcciarsi ad una Palma d’Oro di Cannes crea tutta una serie di aspettative, timori e bias cognitivi, dai più banali (“ma capirò il film?”) ai più irrazionali (“beh, se è stato premiato, non può che essere una pellicola lunga e incomprensibile”). 

La parte nerd prende in me il sopravvento e spazza via questi pensieri, facendo emergere la curiosità e la scoperta di poter guardare qualcosa di nuovo, giudicato in maniera eccellente da una giuria di esperti.  Il film che si è portato a casa la Palma D’Oro quest’anno a Cannes è Anatomia di una caduta di Justine Priet, che abbandona con questa pellicola la leggerezza della commedia per addentrarsi nelle torbide acque del legal thriller. I film d’autore francesi – senza voler troppo generalizzare – hanno spesso la capacità di presentare storie nel complesso lineari ma che sanno scavare in profondità la psicologia dei personaggi, grazie al  maggior peso specifico nella dinamica del film di due fattori importanti come la sceneggiatura e l’interpretazione degli attori. Anatomia di una caduta è un film clamoroso proprio per tutti questi fattori.

Il plot è molto semplice: Samuel e Sandra vivono con loro figlio ipovedente Daniel in uno chalet. Un giorno, Daniel trova il cadavere del padre davanti a casa. Sembrerebbe che l’uomo sia caduto dal cornicione del balcone. Nessun testimone, solamente un dato: Sandra era in casa in quel momento. Questo non può che renderla la principale indiziata. 
Da questo momento in poi, la vita di madre e figlio cambia radicalmente: lo chalet è costellato di poliziotti, membri della scientifica, avvocati e giornalisti. Sandra è una famosa scrittrice e la vicenda attira le attenzioni dei media, tra doveri di cronaca e tv del dolore. 

La regia di Priet, dal taglio quasi documentaristico, porta lo spettatore all’interno dei drammi della famiglia. Più il tempo passa, più aumenta il senso di claustrofobia, manca lo spazio. Lo chalet si fa piccolo, il rapporto tra madre e figlio spigoloso e pieno di timori, le sedute in tribunale asfissianti a causa degli interrogatori subiti da Sandra e Daniel. Manca l’aria anche nel rapporto tra Sandra e il suo avvocato, che lancia un macigno sui pensieri della sua cliente e degli spettatori: l’assoluzione dal processo e l’innocenza possono anche non coincidere. Manca l’aria, perché in televisione non si parla che dell’omicidio di Samuel e non sempre con un taglio giornalistico. Man mano che il film procede, anche nello spettatore aumentano i dubbi sull’innocenza di Sandra. Il film si svolge in un arco temporale di oltre un anno, seguendo i tempi giudiziari. E manca sempre più l’aria.

Il punto di forza di questo film sta proprio su essere un thriller psicologico, evitando tutti quegli elementi crime che un paio di lustri dominano nelle serie tv, nei podcast e in una certa tipologia di cinema mainstream. Ci interessa fino ad un certo punto capire chi sia il colpevole, ci interessa sapere come si sentono Sandra e Daniel.

Anatomia di una caduta è un film appoggiato sulla straordinaria bravura dei suoi interpreti, capaci di dominare lo schermo fin dalla prima scena, interpretando delle persone versione con pregi, difetti ed enormi buchi neri emotivi da colmare. Man mano che la vicenda avanza, emergono fatti sulle vite e i rapporti suoi personaggi che provocano nello spettatore forti emozioni. Si coglie la fatica e la pesantezza di chi è rimasto e deve affrontare gli aspetti emotivi e legali di una morte, avvenuta per la caduta da un balcone di uno chalet.
Anatomia di una caduta arriva nelle sale il 26 ottobre e merita il sostegno del pubblico che resterà ancora una volta affascinato dal film uscito vincitore dal Festival di Cannes.

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Informazioni su Mauro Orsi 130 Articoli

Lettore compulsivo, appassionato di cinema e musica. Ama le storie: raccontate, vissute, disegnate, cantate, scritte o sognate. Insomma di tutto, un po'(p).

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