Il Trono di Spade – Recensione Stagione 8 Episodio 5

A un passo dalla fine

Il Trono di Spade – Recensione Stagione 8 Episodio 5

L’articolo che segue contiene SPOILER, se non hai visto l’episodio 5 dell’ultima stagione di Game of Thrones vai a vedertelo subito. Non mi interessa se devi licenziarti, fingerti moribondo o reperirlo in streaming su qualche sito illecito*: molla lí quello che stai facendo e vai a fare il tuo dovere, per la miseria!

Ve lo dico subito: l’attacco di Dany col drago e il suo esito trionfale sulla totalità delle forze nemiche non ha il minimo senso logico. Trattasi di quello che in gergo tecnico si definisce “PUTTANATA”. Ok? Benissimo, ora andiamo oltre perché dopo un episodio come questo a me della logica (militare e non) interessa zero.

Volevo iniziare la recensione con una di quelle gag tipo “Perdonami GoT perché ho peccato”, ma ve lo risparmio (quasi, ormai l’ho scritta). Il fatto incontestabile è che non ci credevo più così tanto, in un bell’episodio, e quando questa mattina è suonata la sveglia alle 5, per qualche minuto ho pensato di ignorarla e tornare a dormire. Fortunatamente mi sono ravveduto, anche grazie alla leggera spinta motivazionale di mia moglie. In questo quinto, anzi penultimo episodio di Game of Thrones secondo me è racchiuso e sintetizzato perfettamente tutto quello che definisce lo show.
Ci sono i personaggi, coi loro archi narrativi e le loro evoluzioni, messi prima di qualsiasi altra cosa e arricchiti da dialoghi magari più stringati che in passato, ma non meno incisivi.
C’è la spettacolarità delle immagini, questa volta in chiaro anche per noi comuni mortali che non l’abbiamo visto al cinema. La CGI forse mostra più di qualche limite in alcune delle scene della battaglia, ma sono iper felice di barattare la perfezione con la comprensione, perché è da questa che si genera la partecipazione.
Ci sono i risvolti narrativi inaspettati, i colpi di scena che tanto invocavamo. Non sorprende che qualcuno muoia a questo punto, ma è soddisfacente vederlo accadere con uno scopo narrativo che vada oltre la volontà di shockare il pubblico. Chiaramente non tutte le scelte degli autori soddisferanno i fan, io stesso per qualche personaggio avrei sperato in un esito diverso, ma sono qui anche per distinguere tra aspettative deluse e scelte sbagliate, se vogliamo, e credo in questo episodio al massimo ci sia spazio per le prime.
E poi c’è la tensione. Viva, cruda. Quelle dannate campane che speri suonino e invece sembrano non dover suonare mai fino al loro primo rintocco. Il sollievo che dura giusto l’attimo necessario a farti realizzare stiano suonando a vuoto. È ovvio sarebbe successo? Certo che sì, come era ovvia la vittoria di Jon nella Battaglia dei Bastardi, eppure nessuno spettatore ha tirato una sola boccata di ossigeno, guardandola.
Questo episodio è Game of Thrones, se non ti è piaciuto forse hai speso male 72 ore della tua vita negli ultimi otto anni**. Capita eh, io ho visto tutto Dexter per dire.

Definisci: regalità

Non leggo mai i titoli dei singoli episodi perché in una storia non credo abbia senso dare nome ai capitoli (e poi temo gli spoiler), quindi non so questa puntata come si intitolasse. Avessi dovuto decidere io l’avrei chiamata “La caduta delle Regine”.
Lo scontro finale tra Cersei e Daenerys doveva consegnarci una reggente. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria della primogenita Lannister, ma non credo molti di più avrebbero ipotizzato una sconfitta così drammatica per Dany. Abbiamo già visto come ormai la solitudine e la perdita delle persone care l’avessero sconvolta, di come fosse ormai giunta sul ciglio di un burrone in cui la disperazione potesse portarla ad esplodere. In questo episodio, inesorabili come in una tortura cinese, le gocce sono continuate a cadere fino a far esondare il vaso. Il tradimento di Varys, per quanto preannunciato, le ha dimostrato che nel continente occidentale nessuno le è fedele incondizionatamente. L’ennesimo diverbio con Tyrion le ha ricordato che non c’è nessuno di cui lei si possa fidare. Due botte a cui avrebbe potuto anche reggere, se solo Jon l’avesse fatta sentire amata abbastanza da dare un senso a quel che lei pensa di aver sacrificato per lui.
Una brutta lettura per quanto abbiamo visto è liquidare tutto a “Dany fa una strage perchè l’ha lasciata il fidanzato” e non escludo qualcuno possa anche farla, ma io credo che questo epilogo sia stato costruito bene, forse la cosa migliore di questa stagione in termini di scrittura. Non è solo il numero di colpi, nè la loro potenza. A fare tutta la differenza è stata la cadenza.
E’ questo l’epilogo che speravamo per la Regina dei Draghi? Forse no, ma per me è perfettamente coerente e lineare al percorso. Ora resta da capire che fine farà. La mia previsione?

SPOILER!

Possiamo dire che il dialogo tra Arya ed il Mastino sia tra le cose più belle di questa serie? Eccolo il reale momento in cui il Clagane “giusto” salva la vita di Arya, non proteggendola da una pugnalata o una freccia, ma mostrandole a cosa porta una vita votata alla vendetta: a nulla. La chiusura di quello che ormai tutti definiscono “cleganebowl” per chi scrive non poteva essere migliore e il personaggio di Sandor Clegane conclude il suo arco narrativo in modo perfetto, gettandosi tra le fiamme da cui è sempre fuggito pur di ottenere una vendetta fine a se stessa, di cui è evidente nessuno potrà godere.
Arya non deve diventare come lui. Vivere l’assedio tra le persone dovrebbe averle riportato nel cuore quel calore umano che sembrava stesse via via scomparendo. In tutta questa stagione si è portata addosso l’espressione del cyborg, un terminator progettato per uccidere e che ha la morte del nemico come unico scopo. Ora credo qualcosa sia scattato in lei, le emozioni sono tornate ad affiorare e questo non la renderà meno letale, solo meno fredda.

Vi risparmio un paragrafo in cui piango lacrime di sangue per il miglior personaggio di tutta la saga, mi prendo solo una frase. Varys, sei l’eroe che serviva a questo regno e il tuo sacrificio non è stato vano.

E ora eccoci al varco dove penso un po’ tutti mi stessero aspettando. No, non parlo delle relazioni di ingegneria edile sulla veridicità della tenuta della Fortezza Rossa che sicuramente gente ben più preparata di me sta già pubblicando su www.machissenestrafotte.org, parlo di Jaime.
Ci avevamo sperato tutti vero? Jaime che va ad uccidere Cersei, il valonqar che nella profezia della serie TV non è mai menzionato (a memoria la profezia riguardava solo Robert e i figli, correggetemi se sbaglio). Questo è perchè noi esseri umani sensibili tendiamo a vedere nelle persone che ci piacciono più di quel che realmente sono e con Jaime abbiamo fatto lo stesso errore. All’inizio è per tutti “Lo sterminatore di Re”, uno che butta i bambini dalle torri santa miseria. Con l’andare delle stagioni abbiamo imparato che anche il più tremendo degli uomini difficilmente si muove unicamente per fare deliberatamente del male, è più probabile abbia un suo qual codice, una sua morale a volte anche comprensibile e condivisibile. Soprattutto, che non per forza una persona malvagia agisce sempre ed incondizionatamente in modo malvagio. Anzi, se siete stati attenti dovreste aver imparato che non esistono persone malvagie.
Jaime non è cambiato. Nessuno cambia. Jaime ha seguito un percorso fatto di scelte non per forza di cose sempre e solo sbagliate o spregevoli, l’unica cosa che non ha mai mancato di farci presente è il suo senso del dovere. Lo ha portato ad ammazzare il Re che avrebbe dovuto proteggere, a gambizzare un ragazzino, a liberare il fratello ingiustamente mandato a morte e perfino a combattere i non morti al nord. Il suo senso del dovere trova in Cersei la ragione d’esistere. La mia lettura è che quando è partito da Grande Inverno ancora non sapeva se sarebbe andato a salvarla o ucciderla, sapeva però che sarebbe dovuto essere lì, al fianco della sorella, nell’ora più buia. Quando Tyrion gli rende il favore regalandogli non solo la libertà, ma una speranza di vita insieme, per lui non c’è dubbio nè esitazione.
Per me, anche qui, chiusura perfetta.

Avreste preferito Cersei uccisa malamente? Forse anche io, ma quell’ultima espressione angosciata, quell’ultimo pensiero al bimbo in grembo (era vero! Shyamalan twist!), mi hanno trasmesso una paura ed un dolore che difficilmente avrebbero potuto infliggere al personaggio in altro modo.

Quindi sì, ragazzi, questo episodio mi ha soddisfatto in pieno nonostante tutti i suoi difetti, le sue incongruenze e le tonnellate di problemi che certamente tireranno fuori in tanti e che non sarò certo io a negare.
L’unica cosa che conta, per me, è che ho innescato il conto alla rovescia per il gran finale e non ci speravo più.

* quelle elencate sono tutte cose che non si fanno. La redazione di Nerd Games non si prende alcuna responsabilità nel caso decideste il contrario, ma non lo farete. Siete brave persone, voi. Mica bionde Targaryen cavalca draghi.

** so cosa stai pensando: perché quando non piace a Manq va bene, mentre quando non piace a me no? Te lo spiego subito, anche se spero si sia capito nel resto della recensione. Le due puntate precedenti secondo me “tradivano” la natura della serie, oltre alle aspettative legittime dello spettatore. Questa no.
Poi, sia chiaro, tutto quel che scrivo è opinione. Argomentata, spero, ma pur sempre personale. Se cercate articoli di qualcuno che pensa di avere la verità assoluta in tasca, non leggete i miei.

Informazioni su Manq 9 Articoli

"Nerd before it was cool": consumatore compulsivo di film e serie TV, videogiocatore ormai saltuario ed intramontabile aficionado di D&D. Ascolto anche un sacco di musica brutta.

Lascia un commento